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In occasione della Sessione late-breaking Hot Line dell’annuale Congresso della Società Europea di Cardiologia a Barcellona, Amgen ha presentato importanti dati dall’estensione open label dello studio di fase tre FOURIER di Repatha in pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica. I dati sono stati pubblicati contemporaneamente su Circulation, una delle più importanti riviste scientifiche al mondo.

Evolocumab è il primo e unico inibitore della proteina della convertasi subtilisina/Kexin tipo 9 ad aver mostrato a oggi risultati clinici a lungo termine, fino a 8,4 anni, in pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica. Gli studi FOURIER-OLE hanno valutato 6.635 pazienti dallo studio FOURIER originale negli Stati Uniti e in Europa. Gli studi sono stati disegnati per valutare la sicurezza a lungo termine e la tollerabilità di evolocumab in adulti con ASCVD clinicamente evidente con un follow up mediano fino a 5 anni e con un’esposizione massima a evolocumab di oltre 8 anni laddove il trattamento dello studio originale e dell’estensione coincidevano. I dati confermano la sicurezza a lungo termine di evolocumab.

Gli studi OLE hanno dimostrato che evolocumab ha portato a una riduzione clinicamente significativa e sostenuta dei livelli di colesterolo LDL, con l’80% dei pazienti che ha raggiunto livelli di colesterolo LDL inferiori a 55 mg/dL. Inoltre, la riduzione del 58% dei valori basali del colesterolo LDL è risultata costante nel follow-up a lungo termine con evolocumab. Un’analisi esplorativa addizionale prespecificata negli studi OLE ha dimostrato un tasso inferiore di eventi cardiovascolari maggiori, incluse le morti cardiovascolari, nei pazienti originariamente randomizzati a evolocumab verso coloro che erano stati, nello studio originale FOURIER, randomizzati al placebo.

“Le nuove osservazioni dello studio FOURIER-OLE confermano che un più precoce inizio della terapia con evolocumab, combinato con una più lunga durata del trattamento offre una maggiore riduzione del rischio cardiovascolare, inclusa la morte” ha detto David M. Reese, MD, vicepresidente esecutivo Ricerca e Sviluppo di Amgen. “Questi dati si aggiungono alle già robuste evidenze su evolocumab dimostrando che il trattamento a lungo termine con questa terapia è ben tollerato nei pazienti con ASCVD stabile.”

Sono stati complessivamente nove i centri italiani che hanno partecipato allo Studio FOURIER-OLE, arruolando un totale di 198 pazienti. “Un aspetto che emerge dallo studio è la totale aderenza dei pazienti alla terapia” sottolinea la dottoressa Piera Angelica Merlini, Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Niguarda di Milano che ha partecipato allo studio. “La totale aderenza dei pazienti alla terapia è molto importante perché significa che il farmaco ha un buon profilo di tollerabilità.” Un altro dato che emerge è quello dell’importanza di un inizio precoce della terapia. “Nei pazienti che nei primi 30 mesi avevano ricevuto il trattamento attivo si è registrata una riduzione degli eventi cardiovascolari e della mortalità. Ciò suggerisce che un inizio tempestivo del trattamento e una riduzione prolungata dei livelli di colesterolo consentono di ottenere una stabilizzazione dell’albero coronarico -e non solo coronarico- con conseguente riduzione della mortalità” aggiunge la cardiologa.

Le malattie cardiovascolari rimangono la causa principale di mortalità globale e la principale causa di disabilità e di aumento dei costi sanitari. Solo negli Stati Uniti si verifica un attacco cardiaco ogni 40 secondi4.

In Italia le malattie cardiovascolari sono responsabili del 34.8% di tutti i decessi. Più in particolare è da attribuire alla cardiopatia ischemica il 9,9% di tutte le morti, mentre gli accidenti cerebrovascolari rendono ragione dell’8,8% dei decessi.

Il colesterolo LDL è il principale fattore di rischio modificabile per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, eppure quasi la metà dei pazienti nel post infarto non raggiunge l’obiettivo delle linee guida che raccomandano livelli di colesterolo LDL inferiori ai 55 mg/dL, inclusi coloro che stanno assumendo statine ad alta intensità. E circa un terzo dei pazienti che hanno subìto un attacco ischemico rischia un altro evento cardiovascolare nel corso dei successivi 5 anni, buona parte dei quali entro il primo anno.

I nuovi dati dello Studio FOURIER-OLE evidenziano il contributo che la terapia con evolocumab può offrire per aiutare i pazienti a raggiungere e mantenere il colesterolo LDL ai livelli raccomandati.

La possibilità di raggiungere e mantenere nel tempo i livelli target di colesterolo LDL grazie ai PCSK9i trova conferma anche nei risultati di uno studio tutto italiano di Real World Evidence che ha reclutato 798 pazienti con malattia cardiovascolare ischemica o con ipercolesterolemia familiare che erano in terapia con un inibitore del PCSK9 da almeno sei mesi.

“I pazienti hanno presentato una riduzione media dei livelli di colesterolo del 64% che si è mantenuta per tutti i 19 mesi del follow up. L’aderenza e la persistenza alla terapia sono risultate superiori al 95%, con una percentuale di interruzione del farmaco del 3%. Lo studio dimostra che anche in una condizione in cui il paziente autogestisce la terapia i risultati sono altrettanto buoni in termini di elevata efficacia rispetto a quelli degli studi clinici, soprattutto nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare” commenta Pasquale Perrone Filardi, autore dello studio e Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Università “Federico II” di Napoli. “Per quanto riguarda l’aderenza alla terapia sappiamo che con altri farmaci, tipicamente con le statine, una larga percentuale di soggetti, fino anche al 50%, abbandonano la terapia a un anno dalla prescrizione. Qui invece siamo di fronte a una classe di farmaci che mostra una persistenza alla terapia elevatissima”. 

Un aspetto sicuramente importante anche in relazione alla loro efficacia. “Se questa terapia viene data in aggiunta alle terapie orali convenzionali, circa tre quarti dei pazienti ad alto rischio cardiovascolare riescono a raggiungere il target stabilito dalle linee guida correnti, cioè un colesterolo LDL inferiore a 55 mg/dL. Si tratta di un fatto molto importante poiché una delle sfide della prevenzione cardiovascolare è proprio il raggiungimento dei target indicati dalle linee guida” ribadisce Perrone Filardi. “Purtroppo, questi farmaci sono ancora utilizzati in maniera non ottimale. In Italia abbiamo circa 30.000 pazienti in terapia, contro una percentuale stimata di pazienti potenzialmente eleggibili che arriva intorno ai 100.000” conclude l’esperto. 

Per favorire un migliore utilizzo di questa terapia la stessa Aifa, anche grazie a un intervento delle società scientifiche cardiologiche, ha recentemente modificato i criteri di eleggibilità al trattamento riducendo i limiti di riferimento del colesterolo LDL che consentono l’accesso alle terapie innovative PCSK9i, portandoli da 100 a 70 mg/dL.

Risultati dettagliati dello studio FOURIER-OLE saranno condivisi con le autorità regolatorie. Una prolungata riduzione del colesterolo LDL con evolocumab viene anche studiato in pazienti senza un precedente attacco cardiaco o ictus nello studio VESALIUS-CV attualmente in corso.

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