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“Salute 4.0: curarsi nell’era digitale, generazioni a confronto”

L’innovazione tecnologica e l’aumento delle aspettative di vita hanno cambiato profondamente il rapporto degli italiani con la propria salute e l’approccio alle cure. Se fino a pochi decenni fa il rapporto medico-paziente era molto più diretto, oggi alla presenza dei primi sintomi di una malattia il web è diventato il vero punto di riferimento per tutte le generazioni, dai nativi digitali fino ai Senior. Se l’età rappresentava un fattore importante per “sentirsi in forma”, oggi sembra che lo stato di benessere percepito non dipenda solo dall’anno di nascita, anzi.
E’ quanto emerge dalla ricerca “Salute 4.0: curarsi nell’era digitale, generazioni a confronto” commissionata da BNP Paribas Cardif, e condotta dall’istituto di ricerca Eumetra MR, per indagare la percezione dei cittadini maggiorenni sul fronte di benessere e salute, ma anche aspetti come l’ipocondria, la spesa per la salute, il web e le fake news, la privacy e la sicurezza, il ruolo dell’innovazione tecnologica e l’importanza del settore assicurativo privato per tutelare le famiglie.
Ma come si sentono gli italiani? A livello generale, una buona quota degli intervistati dichiara di sentirsi in ottima salute, soprattutto la Generazione Z, ma non in perfetta forma, e questo indipendentemente dall’età. Contrariamente a quanto ci si aspetti, infatti, sono i Senior a dichiarare un migliore stato di benessere percepito rispetto alle altre generazioni. La ricerca ha analizzato anche il disturbo dell’ipocondria, scoprendo che in Italia sono circa 9 milioni le persone maggiorenni che presentano un atteggiamento ossessivo medio-alto, e considerando solo chi mostra i segni di una patologia più importante, il 79% è convinto di non essere in salute e ha speso negli ultimi 12 mesi ben l’80% in più rispetto alla media nazionale per prestazioni o acquisto di medicinali a pagamento.
E’, però, il web ad aver cambiato radicalmente il primo approccio alla malattia: se in occasione di unproblema di salute accertato ci si rivolge principalmente al proprio medico, di fronte ai primi sintomi, invece, ci si informa prima su internet per farsi un’idea, anche se per i senior il medico rimane sempre un riferimento importante. Pur consultando internet, molti reputano questo strumento poco attendibile, pensano di saper distinguere una fake news anche se il 29% del campione è “caduto”, almeno una volta, in una “bufala” del web. Di chi ci si fida quindi? Dei medici e farmacisti al primo posto e meno del web e dei social.
Gli italiani mostrano una certa diffidenza verso l’uso delle medicine, hanno paura di perdere la propriaautonomia, fanno poca prevenzione, soprattutto gli uomini, e pensano che per mantenersi in salute sia sufficiente avere una corretta alimentazione e fare attività fisica. Negli ultimi 12 mesi, l’88% ha dovuto sostenere una spesa di “tasca propria“ per curarsi, spendendo in media circa 268 euro, e il58% ha dovuto rinunciare almeno una volta nella vita alle cure per questioni economiche, soprattutto alle prestazioni più costose come il dentista.
Il giudizio sul SSN è moderatamente positivo, ma non sempre apprezzato. I più critici sono i cittadini del Sud Italia e delle Isole, mentre l’insoddisfazione è legata principalmente ai tempi di attesa e al costo del ticket. Questo ha spinto negli ultimi 12 mesi molti consumatori a rivolgersi alle Compagnie assicurative per tutelarsi con una polizza privata sulla salute. Se da un lato restano tanti gli italiani che non hanno mai attivato una polizza, dall’altro ben due terzi mostrano un interesse verso i prodotti di nuova generazione.
E il rapporto con l’innovazione e la tecnologia? Otto su dieci sono favorevoli a condividere su App i dati della propria cartella sanitaria e il 77% usa la tecnologia per la cura del proprio benessere. Conoscono l’intelligenza artificiale ma preferiscono sempre la “mano dell’uomo”. Per quanto riguarda la condivisione dei propri dati sanitari tramite device, il 55% sarebbe disposto a farlo purché gli interlocutori siano sempre medici o farmacisti, istituzioni, aziende farmaceutiche e le assicurazioni. Su questo aspetto i più restii sono i Senior.
“Negli ultimi anni abbiamo avviato un percorso di analisi per interpretare i nuovi trend dei consumatori e per capire come le nuove tecnologie influenzino e cambino costantemente le loro abitudini, considerando anche le differenze generazionali – afferma Isabella Fumagalli (nella foto), Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif -. Prima con i millennials, poi con gli Over 65, adesso con la ricerca sulla salute, l’obiettivo è quello di anticipare le esigenze dei clienti partendo dai fenomeni sociali, capirne i bisogni anche in base alle fasce d’età, e “costruire” insieme a loro prodotti di nuova generazione con servizi innovativi e completi. Le persone sono sempre più ispirate dalle web company, non solo i nativi digitali, e non si accontentano più di un interlocutore assente. Vogliono qualcuno che faccia parte del loro percorso di vita, chiedono di interagire, di essere coinvolti, di avere una customer experience che punti su velocità, flessibilità e facilità d’uso. Oggi più che mai dobbiamo diventare a tutti gli effetti un punto centrale nella strategia di benessere delle famiglie nel lungo periodo. Si tratta, quindi, di una sfida anche etica per tutto il settore assicurativo, in cui le Compagnie devono riappropriarsi del loro ruolo sociale.”