Si chiama “DNA on Disk” la nuova frontiera della diagnostica di laboratorio

dna Si chiama ‘DNA on Disk’ ed è poco più grande di una chiavetta usb e può contenere da 6 a 96 piccoli serbatoi, permettendo di realizzare il sequenziamento di DNA multipli a livello di un unico biochip e rivoluzionando, di conseguenza, gli attuali metodi di diagnosi per ogni tipo di malattia infettiva o genetica.
Il progetto, condotto da Fleming Research, Clonit e STMicroelectronics, è finanziato dal Ministero della Ricerca per il triennio 2013-2015 con un investimento di 12 milioni di euro.
Il biochip così completo viene introdotto in un apparecchio elettronico non più grande di un telefono da tavolo collegato con un Pc: in meno di un’ora si può leggere sul computer il responso su un unico campione. Il sistema prevede, però, anche biochip della stessa grandezza ma con un numero maggiore di pozzetti, fino a 96, per poter diagnosticare contemporaneamente oltre una trentina di mutazioni.
Ma il singolo biochip, una volta caricato, può anche essere spedito e letto in un laboratorio a centinaia di chilometri di distanza. A questo particolare si è interessato il governo della Repubblica Popolare Cinese, che vorrebbe utilizzare il sistema per estendere il servizio di analisi a 200 milioni di abitanti nelle zone rurali e periferiche del Paese.

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