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Dopo 1 anno e mezzo diconvivenza con il Covid-19, è emerso in modo manifesto quanto la malattia possa portare con sé strascichi importanti anche sul piano psicologico, non solo dal punto di vista fisico. 

L’esperienza e la ricerca dell’IRCCS Policlinico San Donato hanno dato vita al progetto Umana-Mente, realizzato dal Servizio di Psicologia Clinica dell’Istituto, che in tutti questi mesi ha portato avanti un’intensa attività di supporto psicologico ai pazienti, lungo tutte le fasi dell’ospedalizzazione.

Stanchezza, ansia, preoccupazione sono condizioni che interessano l’intera popolazione, in modo particolare coloro che sono venuti direttamente a contatto con il virus, per contagio proprio o dei familiari, e il personale sanitario in prima linea nella battaglia contro il Sars-CoV-2. 

Le fasi convulse dell’inizio dell’emergenza, e successivamente la gestione “ordinaria” dei pazienti Covid, hanno messo in luce la fondamentale importanza del supporto psicologico per alleviare le condizioni dei degenti, isolati dai propri cari, e per garantirne il benessere mentale. 

Il Dott. Edward Callus, Responsabile del Servizio di Psicologia Clinica all’IRCCS Policlinico San Donato di Milano e Ricercatore di Psicologia Clinica nel dipartimento di Scienze Biomediche all’Università degli Studi di Milano, spiega come il Progetto Umana-Mente ha risposto a queste esigenze e in che modo è stato applicato ai pazienti del Policlinico San Donato. 

“La letteratura scientifica indica che anche solo 2 settimane di isolamento possono avere delle conseguenze importanti sulla nostra mente, che vengono amplificate nel caso in cui sussistano condizioni preesistenti di disagio psicologico – spiega lo specialista -. 

Uno degli obiettivi che ci siamo prefissati con il progetto Umana-Mente è quello di avviare un monitoraggio attivo di questi fattori su tutti i pazienti che in questi mesi sono stati ricoverati nella nostra struttura. 

L’approccio è stato valutato caso per caso, soprattutto in base alle condizioni mediche e fisiche dei pazienti, che spesso avevano una bassa saturazione e avevano difficoltà nel parlare. 

Abbiamo fornito ai pazienti un’assistenza psicologica da remoto, avvalendoci di tablet, smartphone e normali telefoni cellulari, attraverso colloqui video, telefonici o uno scambio di messaggi per i pazienti più affaticati. 

La prima fase consiste nel contattare tutti per fare una prima verifica del loro stato psicologico ed eventualmente confrontarci con i familiari per individuare condizioni psichiatriche preesistenti. 

Qualora fosse rilevata la necessità, sottoponiamo un questionario per indagare la problematica che lo colpisce e il relativo grado di severità. 

Ogni paziente viene seguito durante tutto il periodo di degenza, con colloqui periodici, che spesso si prolungano anche dopo le dimissioni. 

Ovviamente rispondiamo tempestivamente anche alle richieste che provengono dai medici dei reparti che ci mettono al corrente di campanelli d’allarme nel comportamento di alcuni pazienti”, continua l’esperto. 

Nei pazienti ricoverati, i disturbi psicologici tipici sono 4: ansia, legata all’incertezza della malattia e all’imprevedibilità dell’esito; depressione e disturbi dell’umore; stress post-traumatico, che si manifesta quando viviamo dei pensieri/ricordi in modo invasivo e avvertiamo la sensazione di non abitare nel nostro corpo; insonnia, difficoltà al rilassamento.

“L’incertezza globale genera un importante stato di ansia, la perdita di riferimenti fa sì che il tono dell’umore si abbassi e la forte esposizione agli eventi traumatici, come la malattia e la perdita di persone a noi care, che può avvenire in modo improvviso e violento, ci rende estremamente vulnerabili”, aggiunge il dott. Callus. 

“A differenza dei pazienti affetti da problemi cardiovascolari, che seguiamo quotidianamente nei reparti di cardiologia riabilitativa e cardiochirurgia, non sapevamo come la malattia potesse evolvere e di conseguenza a cosa saremmo andati incontro. 

Il primo paziente assistito, da marzo a maggio 2020, era molto giovane ed è stato colpito piuttosto gravemente dal Covid19. 

L’intervento psicologico fornito è stato efficace per superare i disturbi che lo affliggevano in termini di ansia, depressione, stress post-traumatico e insonnia: i test dimostrano il rientro di tutti questi indici nei range di ‘normalità’. 

Da marzo 2020 abbiamo contattato 120 pazienti, realizzando più di 270 colloqui. A questi vanno aggiunti 43 colloqui con i familiari dei degenti. Un lavoro importante che ci ha permesso di identificare elementi comuni e differenze tra pazienti. 

Ciascuno reagisce in modo diverso, a seconda di quanto la salute personale e quella dei propri cari è stata intaccata, e della ‘forza’ precedente al Covid. È però evidente che gli ausili psicologici in ospedale sono fondamentali”, racconta l’esperto. 

“In questi mesi abbiamo supportato anche i medici nel comunicare notizie gravi ai pazienti, come il peggioramento delle condizioni di salute o la perdita di un familiare. 

Abbiamo stabilito una procedura per tutelare al massimo il paziente: non vogliamo nascondere la verità, ma comunicarla nel migliore dei modi solo quando la persona è in grado di recepirla e affrontarla. Avendo già stabilito un’alleanza con il paziente, è più facile gestire queste situazioni ed essere di supporto”, dichiara il Responsabile del Progetto Umana-Mente. 

“L’esperienza di questi mesi ci ha fatto riflettere ancor di più sulla necessità di fornire un supporto psicologico costante a tutti i pazienti ricoverati in ospedale, non solo quelli isolati e affetti da Covid19.

 Il progetto Umana-Mente è esteso anche a tutti i degenti dei reparti di cardiologia, cardiochirurgia e riabilitazione cardiologica dell’Istituto, siano essi adulti con patologie acquisite o, in collaborazione con AICCA – Associazione Italiana dei Cardiopatici Congeniti Adulti, cardiopatici congeniti. 

Abbiamo sempre fornito loro un supporto psicologico, e vogliamo intensificare l’attività e renderla proattiva, contattando tutti i pazienti sottoposti a intervento cardiochirurgico per valutare il loro benessere psicologico. Il disagio legato al periodo storico, combinato alla patologia, può aggravare la loro condizione”, aggiunge lo specialista.

All’IRCCS Policlinico San Donato dal 2015 è attivo uno sportello per il benessere dei dipendenti, lo Sportello W@W – Wellbeing at work. 

“In questo periodo abbiamo potenziato questo servizio, a fronte di maggiori richieste ricevute – spiega l’esperto -. L’obiettivo è quello di fornire un primo spazio di ascolto agli operatori sanitari e al personale che collabora in ospedale, per individuare il problema, sia esso lavorativo o personale, e capire come affrontarlo, garantendone ovviamente la privacy. 

Offriamo gratuitamente le prime consulenze, poi, ciascuno ha la possibilità di scegliere se proseguire il percorso, a un prezzo agevolato. 

Abbiamo inoltre definito un piano di incontri coordinati dal Comitato Anti-Violenza del Policlinico San Donato, per formare il personale nella gestione di pazienti e guidarlo su come affrontare situazioni difficili, visto l’incremento in questo periodo di pandemia”, conclude il dott. Callus.

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