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La visione non convenzionale della cura della persona con demenza finalizzata al recupero delle sue funzioni

Approcci non convenzionali nella cura della persona con demenza: superare gli stereotipi negativi”. E’ questo il tema al centro del convegno annuale organizzato il 21 settembre, Giornata mondiale dell’Alzheimer, dalla Residenza Sanitaria Assistenziale lombarda Villaggio Amico che al suo interno ha un centro d’eccellenza, il Villaggio della memoria, per la cura del morbo. L’incontro giunto all’ottava edizione si terrà a Saronno, presso lo StarHotels Gran Milan dalle ore 14 e vuole aprire un dibattito per combattere l’atteggiamento del “non c’è più niente da fare”.
“Quando ci dedichiamo alla persona con demenza, comprendiamo che questa malattia mette in crisi i tradizionali approcci di cura”, dice la dottoressa Rosaria Rigo – geriatra e direttore sanitario di Villaggio Amico. “L’approccio medico-clinico è utile in fase diagnostica ma limitato in quella post-diagnosi, poiché il corso naturale della malattia di Alzheimer oggi non è modificabile farmacologicamente. L’approccio riabilitativo classico cognitivo-motorio, che trova spazio nella prevenzione, perde di efficacia negli stadi gravi di malattia. L’approccio sociale, con indubbi lati positivi, rischia di creare “contenitori di malati” dimenticando la qualità della cura, che nasce dalla valorizzazione della persona e dalla risposta ai suoi bisogni. Ecco allora che diventa indispensabile introdurre un approccio non convenzionale che si basi sulla valorizzazione della persona e sul recupero delle sue funzionalità residue”.
Da qui dunque nasce l’idea di approfondire l’argomento e aprire un dibattito con gli esperti e gli specialisti coinvolti nella cura delle demenze e dell’Alzheimer in particolare. Di fronte alla complessità e alle difficoltà di questa malattia, è necessario superare lo stereotipo negativo del “non c’è niente da fare” e il pregiudizio che il comportamento sia sempre una conseguenza diretta della malattia: il convegno parte dal presupposto che gran parte dei sintomi comportamentali e delle perdite funzionali possa essere considerata come un’espressione di squilibrio tra le capacità dell’individuo affetto da demenza e le esigenze ambientali. E’ necessario così ricercare il rapporto tra la persona e la sua storia familiare, comprendere il suo linguaggio, verbale e non verbale, favorire il riappropriarsi del significato di ogni momento della sua vita, attraverso un approccio di cura personalizzato e multidisciplinare, che migliori la qualità di vita e dia benessere alle persone, siano esse il malato, il professionista, il familiare, e che restituisca armonia all’universo del corpo e della mente della persona con demenza.
Interverranno al convegno il professor Giuseppe Bellelli, professore associato di Geriatria che affronterà il quesito “La terapia farmacologica è sempre l’unica soluzione per la persona con disturbi del comportamento? Un approccio di cura ragionato”. Il dottor Carlo Serrati, specializzato in Neurologia e Farmacologia clinica, direttore del dipartimento di Neuroscienze e organi di senso all’Ospedale San Martino di Genova, parlerà delle “parole in psicogeriatria”, spiegando come il personale concetto che si ha della vecchiaia influenzi nella realtà il modo di vivere questa fase della vita. A seguire, i contributi di due terapisti occupazionali: Christian Pozzi (docente presso SUPSI / DEASS – Manno CH e membro del Gruppo di ricerca geriatrica di Brescia) e Andrea Staglianò(Fondazione Benefattori Cremaschi di Crema). Quella del terapista occupazionale è una professione centrale nell’approccio non convenzionale del paziente affetto da demenza, dato che ha l’obiettivo del recupero dell’autonomia da parte del paziente.
La partecipazione al convegno prevede il rilascio di crediti ECM per tutte le professioni sanitarie e assistenti sociali, con una quota di partecipazione di 40 Euro. Per gli altri, la partecipazione al convegno è gratuita.

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