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Ingegneri della sanità: figure-chiave per la nascita e il funzionamento delle terapie intensive e sub intensive

Nella guerra al Coronavirus ci sono due linee avanzate che combattono fianco a fianco: chi sta in trincea e chi la trincea, meticolosamente ma rapidamente, la prepara. Chi, in pratica, individua e realizza nuove aree da destinare ai reparti di terapia intensiva e di sub-intensiva nel pieno rispetto di tutte le normative tecnico- igienico sanitarie, verificandone l’idoneità, recuperando reparti dismessi in precedenza o progettando la realizzazione di nuove aree.
Un lavoro deputato agli ingegneri e ai tecnici della sanità, professionisti del nostro SSN che con abnegazione e impegno quotidiani, forti del proprio bagaglio esperienziale e di professionalità specifiche nel campo delle strutture ospedaliere e degli impianti tecnologici, consentono di creare perimetri di prima sopravvivenza per i Pazienti. A capo delle Aree Tecniche delle Aziende Ospedaliere e delle ASL, in articolazioni organizzative costituite anche da periti industriali e geometri, offrono il loro contributo fondamentale alle Direzioni Generali e Sanitarie.

La loro è un’azione incisiva e proficua perché, come spiega Daniela Pedrini, Presidente di SIAIS, la Società Italiana dell’Ingegneria e dell’Architettura per la Sanità che ha sede a Bologna, «conoscono in maniera dettagliata ed approfondita tutti gli ambienti degli ospedali e questo gli consente di indirizzare la scelta verso soluzioni più rapide e fattibili, sulla base della conoscenza dei requisiti tecnici ed igienici sanitari richiesti per i reparti sanitari, acquisita anche attraverso le attività di progettazione e di manutenzione di tutti gli ambienti sanitari sia all’interno degli ospedali sia nei presidi sanitari in genere».

SIAIS, che a maggio avrebbe dovuto ospitare a Roma il più grande convegno mondiale di settore, inevitabilmente rinviato ad altra data, ha chiamato a raccolta nei giorni scorsi i propri coordinatori regionali per un costante feed-back sulla situazione. «È un quadro dal quale emerge che le attività sono svolte parallelamente nelle Regioni attualmente non critiche, proprio per predisporre quelle aree sanitarie ritenute necessarie per fronteggiare eventuali situazioni di emergenza dovuta al Coronavirus».

Ma non è finita: agli Ingegneri e ai tecnici della Sanità, che quindi dalla seconda linea rimbalzano quotidianamente anche in prima, è demandato anche il compito quotidiano e continuo della verifica e del controllo dell’efficienza, funzionalità e sicurezza di tutti i gli impianti tecnologici a servizio di tutti i reparti sanitari e, in questo momento di emergenza, in particolare, nei reparti di terapia intensiva affinché, conclude la Presidente, «gli impianti di climatizzazione garantiscano condizioni ottimali per il microclima, per il ricambio di aria e per la purezza dell’aria, quelli elettrici e le apparecchiature sanitarie, ad alimentazione elettrica, possano funzionare regolarmente assicurando la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari e, infine gli impianti dei gas medicali garantiscano la funzionalità e la sicurezza nel rispetto della normativa e legislazione vigenti».

Pertanto il ruolo degli ingegneri della sanità, costituiti da professionisti di elevata preparazione, competenza e conoscenza approfondita di tutte le realtà delle strutture sanitarie, è da considerarsi importante e irrinunciabile nel team di professionisti per la gestione ordinaria della salute e della sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari ma soprattutto adesso, in questa fase di emergenza dovuta al coronavirus, la loro presenza è fondamentale per raggiungere, in tempi rapidi ed a volte immediati, gli obiettivi richiesti dalle Direzioni degli ospedali per fronteggiare la necessità di attivare nuovi posti letti per i pazienti affetti da Covid19.

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