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Un gruppo di ricercatori internazionali, guidato dai dipartimenti di Medicina molecolare e di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, insieme all’Istituto Pasteur Italia – Fondazione Cenci Bolognetti e ad altri centri di ricerca internazionali, ha pubblicato sulla rivista “e-Life” un lavoro che contribuisce alla comprensione delle basi patogenetiche della distrofia miotonica di tipo 2, aprendo anche nuove possibili frontiere diagnostiche e terapeutiche. 

La distrofia miotonica è una malattia genetica autosomica dominante, caratterizzata da debolezza muscolare, cataratta precoce, miotonia e interessamento multi-sistemico. Ne esistono due forme: la distrofia miotonica di tipo 1 o DM1, dovuta alla mutazione del gene DMPK, e la DM2 in cui la mutazione riguarda il gene CNBP/ZNF9. Nonostante si conoscano le anomalie genetiche responsabili di questa patologia altamente invalidante, non è ancora ben chiaro quali siano i meccanismi alla base delle manifestazioni cliniche e, sfortunatamente, non si dispone ancora di una terapia efficace che possa alleviarne i sintomi.

In questa ricerca, finanziata dalla Fondazione AFM-Telethon e dall’Istituto Pasteur Italia-Fondazione Cenci Bolognetti, per la prima volta è stato affrontato il ruolo specifico della proteina CNBP nel muscolo: effettuando studi di inattivazione e riattivazione genica nel comune moscerino della frutta, i ricercatori hanno compreso che è la mancanza di questa proteina, prodotta a partire dal gene CNBP nei muscoli, a causare deficit locomotori assimilabili a quelli osservati nella patologia umana, oltre a una ridotta capacità di volo nell’insetto.

Il lavoro ha evidenziato che tale deficit provoca la riduzione di un enzima, l’ornitina decarbossilasi, che regola la produzione delle poliamine, piccole molecole a carica positiva indispensabili per molte funzioni vitali della cellula. La poliamina spermidina, in particolare, è un integratore alimentare divenuto di recente oggetto di numerosi studi per le presunte capacità di prevenire l’invecchiamento e alcune malattie degenerative, sia cardiache che neurologiche. 

“Nel nostro lavoro – spiega Laura Ciapponi del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin Sapienza, tra i coordinatori dello studio – abbiamo dimostrato che la deplezione di CNBP nei muscoli di Drosophila provoca difetti locomotori invecchiamento-dipendenti, che sono correlati a un alterato metabolismo delle poliamine” 

Il gruppo di ricerca ha osservato, infatti, una riduzione significativa di CNBP, di ODC e di poliamine sia nel moscerino della frutta in cui manchi il gene CNBP, che nei muscoli dei pazienti affetti da DM2. “Sorprendentemente – conclude Gianluca Canettieri del Dipartimento di Medicina molecolare – quando abbiamo somministrato ai nostri modelli di studio le poliamine, inclusa l’integratore spermidina, abbiamo osservato un significativo miglioramento dei deficit locomotori”.

Secondo gli autori, poiché la riduzione di poliamine è presente anche nei muscoli dei pazienti affetti da DM2, tali osservazioni permettono di aprire a nuove prospettive in ambito diagnostico e terapeutico per i pazienti affetti da questa invalidante patologia.

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