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Pazienti con malattie immuno-mediate e rischio tumorale

E’ stato pubblicato da “Cancers” lo studio “Cancer Association in Patients with Immune-Mediated Inflammatory Diseases: A Five-Year Nationwide Italian Cohort Study“, prima analisi italiana condotta da un gruppo multidisciplinare di ricercatori, in grado di fornire evidenze sul rischio di cancro nelle malattie infiammatorie immuno-mediate, vasto gruppo di patologie che comprendono l’artrite reumatoide e le malattie diffuse del tessuto connettivo come il lupus eritematoso sistemico e la sindrome di Sjogren.

Lo studio è stato avviato dal Gruppo di Onco-Reumatologia del Collegio Reumatologi Italiani-CREI, ed è firmato da Barbara Giordani, con Daniela Marotto e Giovanni Baglio come autori-senior; lo studio ha visto inoltre la partecipazione di Luigi Pirtoli, Guido Putignano ed Antonio Giordano.

Lo studio ha valutato il percorso di 356.022 pazienti italiani ospedalizzati tra il 1 gennaio ed il 31 dicembre 2018, con un follow-up di cinque anni. Lo studio ha incluso 54.896 pazienti adulti IMID (esposti) e 301.126 non affetti da tali patologie. Nei cinque anni di follow-up, le malattie infiammatorie immuno-mediate sono risultate significativamente associate al rischio di neoplasia, con particolare riferimento al tumore del polmone e della vescica, a leucemie e linfomi, e al melanoma. Analizzando con maggior attenzione, lo studio ha evidenziato che i pazienti affetti da malattie diffuse del tessuto connettivo hanno mostrato una maggiore associazione con il rischio di cancro rispetto a quelli pazienti affetti da artrite reumatoide.

Per gli autori dello studio “i risultati suggeriscono che dovrebbero essere implementati protocolli di sorveglianza oncologica più rigorosi per i pazienti con IMID, in particolare durante il primo anno dalla diagnosi. L’andamento temporale della riduzione del rischio supporta strategie di trattamento antinfiammatorio precoce. La ricerca futura”, proseguono le raccomandazioni conclusive dello studio, “dovrebbe concentrarsi sull’identificazione di specifici biomarcatori infiammatori predittivi del rischio di cancro”. Da ultimo, gli autori auspicano che questi risultati possano essere base epidemiologica “per lo sviluppo di linee guida che migliorino gli esiti per i pazienti affetti da queste patologie complesse e interconnesse, supportando l’evoluzione degli approcci di medicina personalizzata nel campo emergente dell’onco-reumatologia”.

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