Gli attacchi di panico sono episodi di breve durata caratterizzati da estremo malessere, ansia o paura. Si manifestano improvvisamente e sono associati a segni e sintomi fisici e/o emotivi.
Si tratta di un disturbo relativamente comune: secondo il Manuale MSD (Merck Sharp & Dohme), uno dei più noti e autorevoli testi di medicina, ogni anno ne soffre almeno l’11% delle persone adulte.
Gli attacchi di panico devono essere distinti dal disturbo di panico, ovvero il timore di avere altri attacchi di panico e/o di modificare il comportamento per evitarli, per esempio evitare una situazione che si percepisce come rischiosa e, quindi, scatenante. Come indica il Manuale MSD, il disturbo di panico è meno frequente, interessa infatti annualmente il 2-3% della popolazione, in particolar modo quella femminile (rapporto 2:1).
In sé e per sé, gli attacchi di panico non sono pericolosi, ma chi li ha vissuti li descrive come un’esperienza terribile, intollerabile, in particolar modo la prima volta.
Data la loro relativa diffusione può essere interessante conoscerli più da vicino e sapere, in caso di attacchi di panico, cosa fare per gestirli al meglio.
Come si manifestano gli attacchi di panico?
Per avere una diagnosi di attacchi di panico, devono manifestarsi almeno 4 dei 13 sintomi e segni seguenti:
- dolore o malessere a livello del torace;
- sensazione di soffocamento;
- vertigini, tendenza all’instabilità o allo svenimento;
- paura di morire;
- paura di impazzire o di perdere il controllo;
- sensazioni di irrealtà, estraniamento o distacco dalla realtà circostante;
- vampate di calore o brividi;
- nausea, mal di stomaco o diarrea;
- intorpidimento o sensazioni di formicolio;
- palpitazioni o tachicardia (battito cardiaco accelerato);
- respiro affannoso;
- sudorazione;
- tremore o fascicolazione.
Se si pone attenzione a queste manifestazioni, è facile capire come l’insorgenza di alcune di esse possa scatenare una forte sensazione di paura o di ansia. Per esempio, quando una persona avverte dolore o malessere a livello del torace, teme di avere un attacco di cuore. Oppure, chi avverte vertigini, sensazione di svenimento, intorpidimento o sensazioni di formicolio può pensare di avere un ictus.
Ovviamente, nel caso le manifestazioni siano persistenti è opportuno richiedere la valutazione di un medico oppure recarsi al Pronto Soccorso.
In linea di massima, i sintomi e i segni di un attacco di panico raggiungono il loro picco nel giro di circa 10 minuti e tendono a scomparire pochi minuti dopo. È per questo motivo che molto spesso il medico non li osserva direttamente e deve basarsi sulla descrizione fornita dal paziente.
Quali sono le cause scatenanti?
Un attacco di panico può essere scatenato da una fobia. Per esempio, chi soffre di ornitofobia (paura irrazionale degli uccelli) può andare incontro a un attacco di panico nel momento in cui un uccello si avvicina e si teme di essere attaccati o contaminati.
D’altro canto, come spiega il già citato Manuale MSD, in alcuni casi gli attacchi di panico si manifestano senza che ci sia motivo scatenante evidente. Inoltre, non è stato ancora spiegato perché alcuni soggetti abbiano attacchi di panico quando si verifica qualcosa di spaventoso e altri no.
Come si affrontano gli attacchi di panico?
Si deve premettere che alcune persone guariscono senza una particolare terapia, mentre in altre gli attacchi sono frequenti e spesso portano a cambiare determinati comportamenti per la paura di scatenarli. In questi casi, si rende necessario un trattamento.
Fondamentalmente sono due le strategie che si possono adottare: la terapia farmacologica e/o la psicoterapia.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica, deve essere lo specialista a indicare il tipo di farmaco, i dosaggi e la durata del trattamento.
Riguardo alla psicoterapia, sono diversi gli approcci utilizzati: terapia espositiva, terapia cognitivo-comportamentale e psicoterapia interpersonale. Le psicoterapie tendono generalmente a insegnare tecniche che facilitano il rilassamento, come la respirazione lenta e costante, la meditazione, ecc.
Sarà comunque lo psicoterapeuta a stabilire quali sono le strategie da adottare a seconda dello specifico caso.


