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L’azienda di cybersecurity NordVPN ha coinvolto quasi 13.000 persone provenienti da 13 Paesi in un sondaggio con lo scopo di scoprire come viene utilizzata la tecnologia a sostegno della salute mentale.

I risultati hanno rivelato che l’80% degli italiani usa la tecnologia a sostegno della propria salute emotiva. 1 persona su 4 in Italia lo fa attraverso un’app per allenarsi, mangiare sano o monitorare la quantità d’acqua bevuta.

Ma la ricerca ha anche mostrato che 9 italiani su 10 che usano app a tutela della salute mentale, preferiscono prodotti gratis. Questi utenti ignorano i rischi alla privacy legati all’uso di queste app che potrebbero raccogliere e rivelare informazioni sensibili a soggetti terzi.

“Il nostro sondaggio ha mostrato che più della metà degli italiani che usano app per la salute fornisce informazioni al software, come ad esempio dati su pressione sanguigna, abitudini alimentari, peso e condizioni mediche. Sono inclusi anche dati sulla salute mentale, oltre a informazioni relative a umore, abitudini e pensieri. Conservare informazioni così sensibili all’interno di app poco sicure è un grosso rischio,” ha rivelato Adrianus Warmenhoven, esperto di cybersecurity a NordVPN.

Un recente report ha scoperto che il 90% delle app per la salute mentale non rispettava gli standard minimi sulla privacy. Se ciò non bastasse, questa primavera, la Federal Trade Commission americana ha multato la piattaforma digitale BetterHelp, attiva in ambito sanitario, per un importo di 7,8 milioni di dollari. È stato infatti dimostrato che i fondatori di quest’app rivelano dati privati sui propri utenti a soggetti terzi, come aziende di marketing e compagnie assicurative.

“Il problema più grosso che abbiamo rilevato è che solo ¼ degli italiani coinvolti nel sondaggio ha detto di prendere in considerazione la politica sulla privacy per scegliere un’app per la salute mentale. Questo significa che la maggior parte degli utenti non sa dove finiranno i propri dati o come potrebbero essere usati contro di loro,” ha continuato Warmenhoven.

Il sondaggio ha mostrato che il 98% degli italiani usa la tecnologia per “staccare la spina” e rilassarsi, mentre circa l’80% come strumento per la salute mentale.

6 italiani su 10 ascoltano musica rilassante ogni giorno, mentre 5 su 10 comunicano con amici o familiari tramite app di messaggistica per avere sostegno emotivo. Inoltre, un quarto dei partecipanti al sondaggio ammette di usare le app a sostegno del benessere emotivo.

Le attività più monitorate in Italia sono: allenamenti, alimentazione sana e idratazione.

Il sondaggio ha identificato diverse app fra le più usate, a tema salute mentale e fisica in Italia, fra cui WeWard, Yuka, Mi Fitness, Blood Pressure app e Flo Health.

Anche se le preoccupazioni sulla sicurezza dei dati sono in crescita, il sondaggio indica che l’89% degli italiani continua a preferire app gratis rispetto alle alternative a pagamento. Bisogna chiarire da subito che un’app gratuita per la salute mentale non è necessariamente pericolosa; ma molto spesso il servizio non ha alcun costo apparente proprio perché sono i dati la moneta di scambio.

Le preoccupazioni non possono che salire quando si considera che queste informazioni, vendute ad agenzie pubblicitarie e data broker, riguardano temi molto delicati come fertilità, patologie mentali e orientamento sessuale.

“Dati del genere possono essere usati per profilare dettagliatamente gli utenti, raccogliendo informazioni sensibili che potrebbero essere usate per discriminare o escludere alcune persone, negando loro l’accesso a prodotti assicurativi od opportunità lavorative sulla base della loro salute mentale o fisica” ha dichiarato Adrianus Warmenhoven.

Il sondaggio ha mostrato che le persone in Italia, e così anche in molti altri Paesi, considerano più importante il prezzo rispetto alla sicurezza dei propri dati. Quando si tratta di scegliere un’app per la salute, gli italiani danno la priorità a facilità d’uso, servizi gratis e contenuti.

Purtroppo, dati e funzionalità a tutela della sicurezza come autenticazione a più fattori, chi ha sviluppato l’app e sistemi di crittografia hanno minore importanza nella scelta finale.