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All’Università di Bari si presenta il manuale SIFO

Un approccio sanitario e professionale differente ed innovativo, che tiene conto del bisogno del paziente in cura e lo colloca nell’ambito di “umanizzazione” delle terapie, è al centro delle giornate di studio “Personalizzazione, umanizzazione e qualità e percorsi di cura”. L’iniziativa è proposta da SIFO come evento di presentazione ed approfondimento di una monografia specifica ideata e curato da Maria Ernestina FaggianoDaniela Scala, un Manuale che la società scientifica ha prodotto come “manuale di formazione all’ascolto” messo a disposizione dei farmacisti ospedalieri ed in particolare degli specializzandi sulla base delle categorie della farmacia narrativa.

Perché un evento basato su questa pubblicazione? Quali sono gli speakers ed i contenuti rilevanti dell’appuntamento di Bari? Cosa si attende SIFO proponendo questa doppia giornata di studi? “L’iniziativa prende le mosse dal Congresso SIFO 2024”, risponde Maria Ernestina Faggiano, “dove il tema dell’umanizzazione delle cure aveva suscitato grande interesse, soprattutto fra gli specializzandi di farmacia ospedaliera. Da quel momento SIFO ha lavorato per produrre una monografia specifica che a Bari diventa occasione formativa e di confronto scientifico a tutto campo, con un approccio che integra tra loro le dimensioni clinica, pedagogica, comunicativa e organizzativa”.

Pur avendo una forte valenza didattica per gli specializzandi della SSFO, l’evento è aperto a un pubblico più ampio, e persegue l’obiettivo di mettere in luce aspetti della cura e della relazione con il paziente che spesso restano in secondo piano, ma che rappresentano la chiave per un’assistenza davvero completa e sostenibile. Nel corso della due giorni, introdotta dal Direttore della SSFO dell’Università di Bari, Domenico Tricarico e da Maria Ernestina Faggiano ed aperta dai saluti di Francesco LeonettiDavide Zanon, verranno presentati i contenuti della Monografia SIFO e messi in dialogo punti di vista differenti grazie alla lectio magistralis di Antonia Chiara Scardicchio, che richiamerà il valore dell’educazione all’umanizzazione delle cure e di Rosa Porfido, che porterà l’esperienza organizzativa e gestionale della prossimità di cura. In questo contesto, il ruolo di Faggiano e Scala emerge non solo in qualità di responsabili scientifici della monografia, ma anche in qualità di promotrici di una cultura comunicativa e multidisciplinare innovativa che connette il sapere tecnico del farmacista con le competenze relazionali, pedagogiche e organizzative necessarie per rendere i percorsi di cura più inclusivi, efficaci e sostenibili.

Obiettivi della doppia giornata per SIFO sono, come dichiarato da Faggiano – “rafforzare la formazione dei futuri farmacisti su aspetti che vanno oltre la tecnica, valorizzando empatia, comunicazione, prossimità e sostenibilità; promuovere un approccio realmente interdisciplinare, in cui farmacisti, medici, pedagogisti e comunicatori possano convergere attorno al valore della centralità del paziente; contribuire a innovare i modelli organizzativi del SSN, rendendoli più umani, inclusivi ed efficaci; coinvolgere anche un pubblico esterno al mondo SIFO, affinché la riflessione sulla qualità dei percorsi di cura diventi patrimonio condiviso della comunità accademica, sanitaria e civile”.

Nella monografia gli autori affermano che “La relazione diretta con il paziente e con il team sanitario permette di personalizzare le terapie, garantire la sicurezza e instaurare un rapporto di fiducia che nessuna tecnologia può sostituire completamente”. Come comprendere questa affermazione? Risponde Daniela Scala: “Nell’attuale scenario ospedaliero, caratterizzato da tecnologie avanzate e da una crescente complessità organizzativa, la relazione diretta tra farmacista ospedaliero, paziente e team sanitario non è un elemento accessorio, ma un requisito essenziale. La personalizzazione delle terapie e la garanzia della sicurezza farmacologica dipendono in larga misura dalla qualità di questo legame umano. Il farmacista ospedaliero non è solo il custode delle terapie più appropriate o il garante della sicurezza dei farmaci: è anche un ponte tra scienza, persone e significati, un facilitatore di comunicazione ed un garante della coerenza terapeutica. In questo senso possiamo anche ricordare che le tecnologie più avanzate possono supportare il monitoraggio e la tracciabilità, ma non possono sostituire la comprensione empatica né la capacità di cogliere segnali deboli o bisogni impliciti”. “Siamo certi”, conclude Daniela Scala, “che la due giorni di studio di Bari offrirà nuovi elementi, contenuti e valori per ripensare e rifondare il rapporto tra farmacista ospedaliero e pazienti. Crediamo che la relazione con il paziente abbia non solo un valore etico, ma sia un fattore determinante di efficacia e protezione: un pilastro che integra scienza, comunicazione e cura personalizzata. Con questi presupposti crediamo che l’appuntamento sia un’occasione per lavorare insieme ai giovani farmacisti specializzandi offrendo criteri e strumenti per un’evoluzione qualitativa della nostra professione”.

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