Visori 3D in sperimentazione alla Neurochirurgia dell’Ospedale Niguarda

Visori che proiettano schermi virtuali nell’ambiente e immagini digitali che si sovrappongono alla visione diretta del paziente, per interventi chirurgici sempre più precisi ed efficaci. La realtà immersiva entra in sala operatoria e non è più fantascienza, ma una sperimentazione voluta da Marco Cenzato, direttore della Neurochirurgia dell’Ospedale Niguarda di Milano.

Quella sul sistema nervoso è una delle chirurgie più delicate, che negli anni si è affidata sempre più a strumenti di precisione: tanto che i chirurghi storicamente operavano guardando il paziente attraverso uno speciale microscopio. La prima rivoluzione in questo senso è avvenuta alcuni anni fa con l’introduzione dell’esoscopio: un insieme di apparecchiature in grado di riprendere le immagini del campo operatorio e di trasmetterle su schermi 3D ad altissima definizione, permettendo di vedere in ogni dettaglio anche le strutture anatomiche più piccole. I vantaggi dell’esoscopio sono tanti: alta definizione, maggiore luminosità, migliore comfort del chirurgo.

L’impiego dei visori a realtà immersiva può essere considerato una seconda rivoluzione: “Questi dispositivi – racconta Marco Cenzato – scansionano l’ambiente attraverso una tecnologia laser, acquisiscono i dettagli e sono in grado di collocare degli oggetti virtuali nel campo visivo del chirurgo. E’ quindi possibile guardare l’immagine del campo operatorio catturata dall’esoscopio mentre si opera, ma allo stesso tempo avere davanti ai propri occhi tutti i dati di cui abbiamo bisogno: immagini radiologiche, parametri clinici in tempo reale, referti. Possiamo inoltre ricostruire in 3D la patologia e sovrapporre le immagini direttamente sul campo operatorio del paziente, per interventi sempre più precisi e mirati”.

I visori si comandano con i gesti delle mani e fissando con gli occhi le icone all’interno del visore. Una modalità perfetta per un ambiente sterile come la sala operatoria, e che teoricamente sarebbe anche in grado di evitare la presenza di ulteriori schermi o dispositivi attorno al tavolo operatorio: ogni cosa che il chirurgo ha bisogno di vedere, infatti, è direttamente proiettata di fronte al suo sguardo.

Il prossimo passaggio, conclude Cenzato, “sarà quello di sperimentare i consulti da remoto: abbiamo già provato a collegare questi visori con una sede distaccata, e siamo stati in grado di inviare le immagini dell’intervento in tempo reale ad altri professionisti. Questo apre la strada a consulti iperspecialistici a distanza, ma anche ad una nuova frontiera dell’addestramento dei chirurghi, che potranno essere in grado di imparare vedendo direttamente quello che sta osservando il chirurgo esperto”.

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