La lotta contro il cancro segna un nuovo passo avanti grazie all’Università di Bologna. Un team di ricercatori ha sviluppato un sistema innovativo per replicare in laboratorio la complessa distribuzione dell’ossigeno nei tessuti umani, un fattore cruciale per comprendere il comportamento delle cellule tumorali e la loro resistenza alle cure.
Nelle colture cellulari tradizionali, l’ossigeno è distribuito in modo uniforme. Tuttavia, nel corpo umano, l’ossigeno si dispone secondo gradienti complessi. Replicare questa eterogeneità è fondamentale: le cellule reagiscono diversamente a seconda della concentrazione di ossigeno a cui sono esposte.
Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Device”, introduce un idrogel enzimatico “attivo”. Questo biomateriale, depositato tramite tecniche di microfabbricazione e stampa digitale: viene applicato direttamente sul fondo delle comuni piastre di coltura; consuma ossigeno in modo controllato; genera gradienti tridimensionali che imitano fedelmente l’ambiente dei tessuti vivi.
A differenza di tecnologie più costose e complesse come gli organ-on-chip o gli incubatori ipossici, questo dispositivo: non richiede strumentazioni sofisticate o sistemi di microfluidica avanzata; si inserisce facilmente nei protocolli di laboratorio già esistenti; permette l’analisi delle cellule con tecniche standard e il loro recupero per studi molecolari successivi.
I test condotti su cellule di tumore al seno hanno confermato l’efficacia del sistema. I ricercatori hanno osservato come le cellule si adattino alle condizioni di ipossia (carenza di ossigeno), riducendo la crescita e attivando meccanismi di sopravvivenza tipici dei tumori aggressivi.
“L’ipossia è una caratteristica chiave di molti tumori ed è associata alla progressione della malattia e alla resistenza alle terapie”, spiega Stefania Rapino, professoressa al Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” e coordinatrice dello studio.
La tecnologia non è solo un traguardo scientifico, ma anche un’opportunità industriale. Protetto da due brevetti dell’Università di Bologna, il progetto ha dato vita a InSimili, uno spin-off accademico nato per portare queste innovazioni nel settore biomedico e farmaceutico, facilitando lo screening di nuovi farmaci oncologici.


