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L’ambulatorio di Ortopedia pediatrica dell’Istituto di Cura Città di Pavia, in collaborazione con il Laboratorio di Attività Motoria Adattata dell’Università degli Studi di Pavia, ha avviato uno studio per verificare la fattibilità dell’utilizzo in autonomia di un dispositivo per supportare i propri pazienti nella riabilitazione a distanza.

Chi anche in vacanza continua ad allenarsi? Durante il periodo estivo è fisiologico un calo dell’attività fisica. Questo può essere un vero problema soprattutto per coloro che necessitano di praticare regolarmente l’esercizio come terapia e come supporto al percorso di cura. I ragazzi portatori di scoliosi rientrano in questa categoria. 

Un semplice tablet e un sensore inerziale che si posiziona sul corpo potrebbero essere la soluzione. Un dispositivo di facile utilizzo, che può essere portato ovunque, anche in spiaggia, ha consentito a diversi ragazzi di svolgere correttamente esercizi personalizzati, prescritti dall’equipe riabilitativa, in modo da non interrompere il proprio percorso di cura. 

“Uno dei problemi nel trattamento della scoliosi – sottolinea la Prof.ssa Luisella Pedrotti – è ottenere una costante collaborazione da parte del paziente e della famiglia”. 

Per questo a un gruppo di ragazzi affetti da scoliosi è stato inviato a domicilio e, in alcuni casi, addirittura nel luogo di vacanza, un tablet su cui erano stati caricati i filmati degli esercizi utili per il loro percorso terapeutico. 

“A nessuno piace continuare la terapia anche in vacanza ma con questo sistema il paziente è stimolato e non si sente mai davvero solo”, spiega il Dott. Marin, coordinatore dell’Area Riabilitativa.  

Grazie al tablet è stato possibile registrare e salvare ogni singolo movimento eseguito dal ragazzo, nonche’ dare la possibilità al fisioterapista di controllare l’aderenza al trattamento e la corretta esecuzione degli esercizi. 

“Per facilitare l’uso del dispositivo e mantenere alto l’interesse – continua Marin – 1 volta a settimana il fisioterapista contattava i ragazzi per condividere l’andamento del percorso.” 

In caso di necessità, ‘il paziente a distanza’ poteva chiedere supporto tramite un allert che lo specialista riceveva sul proprio cellulare. Un modo per rimanere connessi e garantire assistenza anche da lontano.   

Il sensore inerziale viene indossato tramite una fascia elastica graduabile e invia al tablet informazioni relative ai movimenti del corpo che vengono eseguiti. Il sensore contiene al suo interno un magnetometro, un giroscopio e un accelerometro che consentono di valutare i movimenti nei 3 piani dello spazio: inclinazione; rotazione; flesso-estensione. Questo consente di monitorare la corretta esecuzione degli esercizi, sia in termini di ampiezza del movimento, che di ritmi di esecuzione.  

L’interfaccia grafica fornita dal tablet è costituita da: un filmato in cui compare una persona che esegue l’esercizio per tutto il numero delle ripetizioni stabilite; un grafico che fornisce in tempo reale un riscontro sulla sua corretta esecuzione. Se il movimento è scorretto, il tablet arresta il filmato e fa comparire un messaggio che aiuta la persona a correggere l’errore. 

Per ciascun ragazzo il programma di allenamento è stato individualizzato, tenendo conto del tipo di curva scoliotica da trattare. Ogni seduta di allenamento era composta da 8 esercizi, eseguiti per 2 serie, da 10 ripetizioni. 

Per facilitare l’esecuzione è stato fornito anche un video dell’esercizio di autocorrezione, il cui scopo principale è quello di far apprendere ai ragazzi la posizione corretta da mantenere anche durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Gli allenamenti sono stati svolti 3 volte alla settimana, a giorni alterni e il progetto è durato 6 settimane. 

“Tutti i partecipanti si sono dimostrati disponibili ed entusiasti – conclude il Dott. Marin -. Il progetto ha pertanto avuto una buona risposta e dai questionari somministrati, è risultato che l’utilizzo di questo dispositivo è stato percepito positivamente.

È emerso quindi che la tecnologia può essere un valido supporto, sia per il paziente, che per il terapista. Un aiuto importante, che malgrado non possa sostituire il contatto diretto e costante con l’equipe riabilitativa, offre tuttavia una alternativa fruibile in alcuni periodi o situazioni particolari”. 

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