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Pranzi sulla spiaggia e rischi alimentari: come difendersi

La stagione estiva comporta spesso modifiche significative dell’alimentazione, del ritmo veglia-sonno e dell’assunzione di acqua ed altre bevande, fattori che possono influenzare il benessere del tratto gastrointestinale.
L’aumento della temperatura esterna e il cambiamento delle abitudini possono alterare la sensibilità e la regolarità gastrointestinale, oltre che la composizione della sua flora, a volte anche in modo rapido, con la possibile insorgenza di disturbi come rallentamento della digestione, gonfiore o dolore addominale.
Le temperature elevate, inoltre, facilitano la proliferazione batterica negli alimenti conservati male, aumentando il rischio di tossinfezioni alimentari.
“Esiste poi il tema, più balneare che scientifico, della cosiddetta “congestione”, – spiega la dottoressa Elena Zucchi specialista in Gastroenterologia presso il Presidio Ospedaliero Santa Maria della Misericordia di Udine e componente della Commissione di Neuro-Gastroenterologia di AIGO – uno squilibrio della circolazione sanguigna più evidente durante la digestione determinato da un improvviso sbalzo termico che provoca riduzione del flusso sanguigno all’apparato digerente; a seguito di ciò si determina un rallentamento o un blocco della digestione legato al calo della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa che può provocare nausea, vomito o dolore addominale. Quando associata a un’immersione improvvisa in mare o in acque fredde si può avere un rischio alto di perdita di coscienza”.
La congestione è un disturbo frequentemente riscontrato durante la stagione estiva, e costituisce un tema molto discusso sotto l’ombrellone, sebbene nella letteratura scientifica non sia riconosciuta, mentre si tratta più correttamente della risposta fisiologica allo shock da immersione.
Secondo alcune ipotesi storiche, persino l’Imperatore più temuto d’Europa, Federico Barbarossa, ne fu vittima dopo un pranzo abbondante e un bagno nelle fredde acque del fiume Saleph.
Quali quindi i consigli alimentari per proteggere la salute digestiva in estate e godersi in sicurezza le meritate vacanze?
Poiché una corretta idratazione mantiene un adeguato volume plasmatico, come prima cosa è consigliato bere 1,5-2 litri di acqua al giorno evitando alcolici e bevande zuccherate. Naturalmente in caso di sudorazione abbondante bisogna aumentare la quantità di acqua assunta.
È buona norma frazionare l’introduzione di liquidi durante la giornata evitando di ingerire all’improvviso grandi volumi di acqua, soprattutto se troppo fredda, se il clima è molto caldo e prima di immergersi. L’assunzione di liquidi freddi immediatamente prima dell’immersione può intensificare la congestione.
Evitare alcol e caffeina che possono influenzare la regolazione della circolazione sanguigna con effetti potenzialmente disidratanti.
L’eccesso di zuccheri semplici può causare gonfiore e fastidio addominale, specie nei soggetti con colon irritabile e predisporre a malesseri in caso di immersione in mare o in altre acque.
Il consumo di pasti leggeri, piccoli e regolari riduce il carico digestivo. Prediligere alimenti facilmente digeribili a basso contenuto di grassi e proteine e utilizzare modalità di cottura alla piastra o al vapore promuovono una digestione rapida ed efficiente. Ricordiamo anche che l’eccesso di sale promuove la disidratazione e che ne sono ricchi gli snack pronti.
È necessario evitare pasti abbondanti soprattutto nelle ore più calde, al fine di prevenire disturbi come il reflusso gastroesofageo e la sovradistensione gastrica, e moderare il consumo di cibi grassi o troppo speziati che possono rallentare lo svuotamento gastrico o avere un effetto irritante. Alimenti ricchi di lipidi e proteine animali rallentano lo svuotamento gastrico e richiedono un elevato flusso sanguigno verso l’apparato digestivo per un tempo prolungato. Questo si traduce in un aumento del lavoro cardiovascolare e in una maggiore vulnerabilità in caso di immersione, esponendo a un maggior rischio di “congestione”.
Un maggiore consumo di vegetali freschi può avere un effetto benefico, grazie all’aumento dell’assunzione di fibre solubili e acqua, che migliorano il transito intestinale e la sua regolarità. Ad esempio, è ricca di fibre solubili la polpa di mele, pere, banane, così come lo sono i frutti di bosco, le prugne, l’avena, la cicoria e le carote. Si possono consumare anche legumi decorticati quali fagioli, lenticchie, ceci e piselli.
Per evitare rischi di intossicazione non abbandoniamo la buona abitudine di lavare con cura frutta e verdura, ponendo attenzione a non interrompere la catena del freddo per gli alimenti freschi e surgelati. Assicurarsi che carne, pollame, pesce e uova siano cotti a temperature adeguate ad eliminare i batteri. È importante controllare bene lo stato di conservazione di alimenti in scatola o preparati e conservati in modo casalingo, cuocendoli a temperature elevate. Ricordiamoci che anche i prodotti confezionati che riteniamo sicuri, se tenuti al caldo, possono degenerare in breve tempo.
Controllare sempre la data di scadenza ed evitare inoltre alimenti con odori sgradevoli, muffa o che si presentano con alterazioni di colore o consistenza.
“Per quanto riguarda lo stile di vita, anche l’attività fisica moderata ha un impatto sul sistema digerente, poiché migliora la motilità intestinale, ma va calibrata in base alle condizioni ambientali. L’esercizio fisico ad alte temperature o dopo pasti abbondanti può peggiorare il reflusso gastroesofageo o causare crampi gastrointestinali. È bene quindi fare movimento nelle ore più fresche e a stomaco vuoto – aggiunge la Dott.ssa Zucchi – ricordiamoci che dopo un pasto abbondante è meglio far passare un po’ di tempo prima di svolgere attività fisica o balneare intense e che la moderazione è sempre amica fidata della salute”.

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