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In occasione della Giornata Mondiale della Malattia di Parkinson che si celebrerà martedì 11 aprile, la Società Italiana di Neurologia diffonde i risultati di uno studio USA pubblicato su “JAMA” secondo i quali l’esposizione agli ambienti naturali come foreste, parchi, alberi stradali e fiumi, può ridurre il rischio di ospedalizzazione per malattia di Parkinson.

Tra gennaio 2000 e dicembre 2016 sono stati analizzati oltre 122mila soggetti con età compresa all’ingresso nello studio fra 65 e 74 anni coperti dal sistema di assistenza sanitaria americano MEDICARE, metà dei quali con diagnosi di Parkinson.

I dati di ricovero sono stati confrontati con gli indici di vegetazione viva e di acqua dell’area di residenza dei pazienti che un apposito algoritmo ha adeguato in relazione alle diverse stagioni dell’anno.

L’indice NDVI ha mostrato una riduzione di ricoveri ospedalieri per i pazienti con malattia di Parkinson, indicando che alcuni ambienti naturali sono associati a un calo del rischio di ospedalizzazione per tale malattia.

“Finora esistevano dati contrastanti sull’efficacia dell’esposizione ai cosiddetti spazi verdi nel proteggere da diverse condizioni neurologiche – commenta il Prof. Alfredo Berardelli, Presidente della Società Italiana di Neurologia – mentre da numerosi recenti studi è emerso che questi ambienti esercitano una vera e propria azione terapeutica. Una ragione in più per sensibilizzare i responsabili politici a prendere in seria considerazione interventi di protezione degli habitat naturali”. 

La Malattia di Parkinson è una malattia neurologica che colpisce oggi 5 milioni di persone nel mondo, di cui circa 400.000 solo in Italia, e che si manifesta in media intorno ai 60 anni di età. Si stima che questo numero sia destinato ad aumentare nel nostro Paese e che nei prossimi 15 anni saranno 6.000 i nuovi casi ogni anno, di cui la metà colpiti in età lavorativa.

La diagnosi della malattia è essenzialmente clinica e si basa sui sintomi presentati dal paziente. Gli esami strumentali come la risonanza magnetica dell’encefalo possono contribuire a escludere quelle malattie che hanno sintomi analoghi al Parkinson. La conferma della diagnosi può arrivare da esami specifici come la SPECT. Nelle fasi già iniziali di malattia è possibile ora dimostrare la presenza della alfa-sinucleina, proteina che si accumula in modo abnorme in tale malattia, e che può essere dosata nei liquidi biologici e fra questi anche nella saliva.

Ad oggi non esiste una cura per la malattia di Parkinson, ma sono disponibili numerose terapie che permettono di tenere i sintomi sotto controllo.