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Leucemia linfoblastica acuta di tipo T: al via uno studio per migliorare l’efficacia delle terapie anticancro

Superare le resistenze alle terapie anticancro esistenti per la Leucemia linfoblastica acuta di tipo T migliorando l’efficacia dei trattamenti è uno degli obiettivi del nuovo progetto di ricerca che sarà coordinato dal Laboratorio di Ematopatologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, diretto dal biologo Vincenzo Giambra.

Il progetto, risultato vincitore del programma europeo anticancro “TRANSCAN-3 Sustained collaboration of national and regional programmes in cancer research”, sarà interamente finanziato dall’Unione Europea per un importo totale di 1.170.223 euro. Per la prima volta un ricercatore dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza sarà coordinatore di un progetto di ricerca europeo e Casa Sollievo ricoprirà pertanto il ruolo di ente capofila.

La leucemia linfoblastica acuta di tipo T è un tumore del sangue che prende origine dai linfociti T, cellule del sistema immunitario, che vanno incontro a una trasformazione tumorale. È una forma aggressiva di leucemia che rappresenta circa il 15-25% dei casi nei bambini e il 25% nei giovani adulti. La mortalità associata alla LLA-T varia con l’età: la sopravvivenza a cinque anni nei bambini è attorno al 75-85%, mentre negli adulti è inferiore, attestandosi intorno al 45-55%.

In buona parte dei pazienti con LLA-T i protocolli di chemioterapia attuali sono molto efficaci, tuttavia esiste un’alta percentuale che va incontro a una ricaduta. Nei casi ad alto rischio o recidivanti, il trapianto di cellule staminali ematopoietiche è spesso considerato come scelta terapeutica. Si tratta comunque di terapie molto aggressive che possono portare a gravi effetti collaterali e, nel caso di pazienti pediatrici, ritardi nello sviluppo.

«Recentemente – spiega Vincenzo Giambra – terapie mirate, come gli inibitori di Notch o i modificatori epigenetici capaci di determinare modificazioni temporanee nel Dna delle cellule tumorali o l’immunoterapia, stanno mostrando risultati promettenti nel migliorare la prognosi dei pazienti con LLA-T, quindi uno degli obiettivi del nostro progetto sarà proprio quello di ottimizzare questo tipo di terapie personalizzate».

«Come primo step, svilupperemo un nuovo modello di LLA-T umana – continua il ricercatore – in cui cellule staminali ematopoietiche umane sane saranno trasformate in cellule maligne simili a quelle della leucemia linfoblastica acuta di tipo T. Saranno poi eseguiti una serie di studi con l’intento ultimo di identificare e caratterizzare gli eventi molecolari e genomici che trasformano le cellule T da normali a maligne cercando di definire quali sono i principali modificatori epigenetici coinvolti nella formazione e mantenimento della malattia».

«Comprendendo come i modificatori epigenetici influenzano l’attività genica nelle cellule leucemiche – conclude Giambra –, si potrebbero superare le resistenze alle terapie anticancro esistenti, migliorando così l’efficacia dei trattamenti e aumentando le probabilità di guarigione per i pazienti, riducendo inoltre gli effetti collaterali di terapie eccessivamente aggressive».

Il progetto, della durata di 3 anni, sarà sviluppato attraverso il lavoro collaborativo di quattro istituti coinvolti che lavoreranno in parallelo su linee di ricerca complementari: oltre all’Unità coordinata da Vincenzo Giambra presso l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza, che fungerà da supervisore dell’esecuzione di tutte le attività sperimentali e della gestione dei dati, collaboreranno allo studio i ricercatori dell’European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg, dell’University of Luxembourg a Belvaux e del British Columbia Cancer Research Institute di Vancouver. 

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