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Asciminib continua a dimostrare efficacia e profilo di tollerabilità favorevole a 3 anni nei pazienti con leucemia mieloide cronica di nuova diagnosi

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Novartis ha annunciato i dati positivi a 3 anni dello studio registrativo di Fase III ASC4FIRST, presentati al Congresso Annuale 2026 dell’American Society of Clinical Oncology, nella leucemia mieloide cronica. Questi risultati forniscono evidenze a lungo termine che mostrano come asciminib garantisca risposte molecolari progressivamente superiori alla settimana 144 rispetto agli inibitori della tirosin-chinasi già consolidati, rafforzando la fiducia nella durata della risposta al trattamento.

ASC4FIRST ha confrontato il tasso di MMR del trattamento oggetto dello studio con i TKI standard di cura selezionati dallo sperimentatore, in pazienti adulti con leucemia mieloide cronica in fase cronica con cromosoma Philadelphia positivo di nuova diagnosi. I dati a lungo termine hanno mostrato una differenza progressivamente maggiore nei tassi di MMR a favore del trattamento in studio rispetto ai TKI SoC, sia imatinib che i 2G-TKI.

I dati a 144 settimane evidenziano tassi di risposta molecolare maggiore più elevati rispetto agli inibitori tirosin‑chinasici standard di cura1, con un vantaggio che aumenta nel tempo. In particolare, quasi il 24% di pazienti in più ha raggiunto la risposta molecolare maggiore rispetto a tutti i TKI SoC e oltre il 32% rispetto al solo imatinib1, mentre il vantaggio rispetto ai 2G-TKI è stato pari al 15,2%.

“Nel trattamento della leucemia mieloide cronica, le prime fasi della terapia sono determinanti per l’evoluzione della malattia,” dichiara Massimo Breccia, Professore Associato di Ematologia presso l’Università “Sapienza” di Roma.“Ottenere risposte molecolari rapide e profonde fin dall’inizio è fondamentale per ridurre il rischio di progressione e migliorare gli esiti nel lungo periodo. Tuttavia, una quota rilevante di pazienti non raggiunge ancora risultati ottimali nelle fasi precoci, con possibili implicazioni sul controllo della malattia. Per questo è sempre più importante disporre di opzioni terapeutiche altamente efficaci già in prima linea”.

Accanto all’efficacia, emerge il tema della tollerabilità, elemento chiave per garantire continuità terapeutica e massimizzare i benefici del trattamento nel tempo.

I dati hanno mostrato, a 144 settimane, un profilo di sicurezza coerente con il follow-up a 4 anni dello studio di Fase III ASCEMBL, senza evidenziare problematiche legate alla sicurezza.

Rispetto ad imatinib ed ai 2G-TKI, lo studio ha anche mostrato un numero inferiore di eventi avversi di grado ≥3, con conseguente minor necessità di ridurre il dosaggio ed un tasso inferiore del 50%2,4,6 nelle interruzioni del trattamento.

“Per molti pazienti, convivere con la LMC significa seguire una terapia per anni, e questo rende centrale l’equilibrio tra efficacia e tollerabilità,” afferma Raffaele Palmieri, Ricercatore Ematologia Dipartimento di Bio Medicina e Prevenzione Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Gestire una malattia cronica implica bilanciare controllo della patologia e impatto del trattamento sulla vita quotidiana: gli effetti collaterali possono ostacolare la continuità terapeutica e l’aderenza. Permane dunque il bisogno clinico di terapie efficaci e ben tollerate nel lungo termine, che permettano risposte profonde con la prospettiva di una remissione libera da trattamento”.

“Con oltre 25 anni di esperienza nella LMC,abbiamo contribuito a trasformare questa patologia in una condizione cronica”, afferma Paola Coco, Chief Scientific Officer & Medical Affairs Head di Novartis Italia. “Oggi l’aspettativa di vita dei pazienti è paragonabile a quella della popolazione generale. Il progresso scientifico continua ad aprire nuove possibilità, non solo in termini di efficacia e di qualità di vita nel lungo periodo, ma anche verso la prospettiva, come obiettivo della ricerca, di un futuro libero da trattamento. Per questo, la collaborazione con la comunità scientifica e le istituzioni rimane centrale per garantire che l’innovazione si traduca in opportunità concrete di cura accessibile”.

In Italia, dal 2023 il farmaco oggetto dello studio rappresenta uno standard di cura per i pazienti precedentemente trattati con due o più TKI. L’impiego nelle linee precoci non è al momento ancora rimborsato.