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La radiofrequenza governa il processo trasfusionale a Varese

sacca-sangue1Se il processo trasfusionale, l’insieme cioè delle operazioni che vanno dal donatore di sangue al paziente che riceve la trasfusione, è già ipermonitorato e sicuro, ora lo sarà ancora di più. Anzi, all’Ospedale di Circolo è da circa un anno che ogni singola sacca di sangue è seguita passo passo con un sistema unico in Europa che sfrutta le radiofrequenze e le tecnologie informatiche.

Tramite un chip a radiofrequenze applicato su ciascuna sacca prima del momento in cui viene riempita, cioè all’atto della donazione, tutte le informazioni che riguardano il donatore, le modalità di raccolta e ogni operazione successivamente compiuta su quel campione sono immediatamente accessibili in modo da identificare univocamente quella determinata sacca, la sua origine e anche il suo destino.
In altre parole, è come se venisse colmata la distanza tra il servizio trasfusionale e i vari reparti in cui si trovano i pazienti che necessitano di una trasfusione, eliminando completamente ogni minimo margine di errore.
Il braccialetto identificativo già applicato ad ogni paziente ricoverato, e che ora ne permette l’identificazione tramite codice a barre, sarà infatti munito di un tag a radiofrequenza, analogo a quello applicato alle sacche ematiche, che, tramite un apposito lettore, consentirà di verificare immediatamente e con totale certezza la corrispondenza tra il paziente e la sacca di sangue di cui potrebbe eventualmente abbisognare.
“Ora l’identificazione avviene tra il chip della sacca e il codice a barre del braccialetto. Da ottobre, a partire dal reparto di Malattie Infettive, il confronto sarà ancora più immediato”.
Una vera rivoluzione del sistema, come la definisce il Dott. Rossi, partita quasi in sordina e che, dal prossimo autunno, mostrerà in modo più evidente i grandi benefici che offre.

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