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La chimica all’origine della vita apre nuove strade contro i virus

Su “Scientific Reports” una ricerca coordinata dall’Università di Parma che apre strade inesplorate per combattere i virus. Il lavoro è stato condotto dal gruppo guidato da Marco Radi, docente del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco Unipr, in collaborazione con l’Università di Siena e Sapienza Università di Roma.

I virus sono estremamente abili a sfruttare il “linguaggio chimico” delle cellule umane per infettarle e crescere al loro interno. Nel corso dell’evoluzione le cellule si sono trasformate in macchine complesse con sofisticati sistemi di difesa, mentre i virus hanno mantenuto la loro natura essenziale, continuando a replicarsi a spese dell’ospite.

Partendo da questa considerazione, il team di ricerca ha modificato in laboratorio un noto modello chimico prebiotico che riproduce i processi che portarono alla comparsa delle prime molecole della vita sulla Terra. Da queste condizioni “non naturali” sono nate miscele chimiche complesse capaci di bloccare la replicazione di diversi virus senza danneggiare le cellule sane.

Una delle scoperte più sorprendenti della ricerca, finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca con i progetti PRIN “Originale Chemie” e PNRR “PANVIRIDE”, è che l’attività antivirale non deriva da una singola molecola, ma dalla particolare complessità chimica della miscela. Proprio come accade in alcune piante medicinali, è l’insieme delle sostanze a generare l’efficacia.

Questo approccio apre scenari completamente nuovi nella ricerca antivirale: non più la caccia alla “molecola miracolosa” contro un virus specifico, ma l’esplorazione della complessità chimica come risorsa per individuare soluzioni originali. Una strategia che potrebbe anche essere sfruttata per identificare molecole antivirali ad ampio spettro con meccanismi d’azione innovativi rispetto ai comuni farmaci antivirali.

“Il nostro studio dimostra che la complessità chimica, ispirata ai processi evolutivi prebiotici, può trasformarsi in un’alleata nella lotta contro i virus”, afferma il Prof. Radi. “È solo l’inizio, ma crediamo che questo paradigma possa aprire nuove prospettive per la medicina del futuro”.

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