L’insulino-resistenza è una condizione metabolica sempre più diffusa nella popolazione adulta. È nota anche come resistenza insulinica o ridotta resistenza all’insulina ed è caratterizzata dal fatto che le cellule dell’organismo diventano meno sensibili all’azione dell’insulina – un ormone prodotto dal pancreas – fondamentale per la regolazione dei livelli di glucosio nel sangue (glicemia).
È una condizione complessa, correlata allo sviluppo del prediabete, a sua volta precursore del diabete mellito di tipo 2, una grave patologia metabolica che espone a serie complicanze a lungo termine a carico di vasi sanguigni (e relative conseguenze per gli organi), nervi, occhi e reni.
Intervenire precocemente in caso di diagnosi di insulino-resistenza è quindi fondamentale per evitare i danni causati dal diabete. Talvolta la resistenza insulinica è temporanea ed è legata a condizioni particolari come per esempio un uso prolungato di corticosteroidi, ma più spesso si tratta di un problema cronico.
La gestione di tale condizione passa anche da modifiche dello stile di vita: fondamentali sono un’alimentazione equilibrata e un regolare esercizio fisico.
Quali sono le cause dell’insulino-resistenza?
Non sono ancora state stabilite con certezza le cause dell’insulino-resistenza, ma sono stati da tempo identificati diversi fattori di rischio; fra questi si possono per esempio ricordare i seguenti: forte sovrappeso, obesità, sedentarietà, sindrome da ovaio policistico ecc.
Quando l’insulino-resistenza inizia a manifestarsi, il pancreas aumenta la produzione dell’ormone riuscendo a mantenere la glicemia nel range di normalità. Con il passare del tempo, però, questo meccanismo di compensazione non funziona più e la glicemia inizia a salire aprendo, di fatto, la strada all’insorgenza del prediabete.
Prediabete: una condizione da non sottovalutare
Si definisce prediabete una condizione in cui i livelli di glicemia vanno da 100 a 125 mg/dL a digiuno. Ci troviamo quindi in una situazione in cui i livelli di glucosio nel sangue sono superiori alla norma, ma non ancora così elevati da poter porre la diagnosi di diabete mellito di tipo 2.
Il prediabete è molto diffuso; indagini recenti mostrano infatti che in Italia ci sono circa 4,5 milioni di prediabetici (fonte: “Prediabete: se colpisce da giovani fa aumentare il rischio di demenza in età avanzata”; Corriere della Sera, 31 maggio 2023).
In chi è affetto da prediabete, il rischio di gravi eventi cardiovascolari è più alto rispetto a quello della popolazione con livelli di glicemia entro il range di normalità.
Il legame tra insulino-resistenza e prediabete
Il rapporto tra insulino resistenza e prediabete è da tempo documentato nella letteratura medica. Come accennato, in presenza di resistenza insulinica, l’organismo necessita di maggiori quantità di insulina per mantenere la glicemia nel range di normalità (da 70 a 99 mg/dL a digiuno).
Nel lungo termine, però, il pancreas non è più in grado di secernere insulina a sufficienza e il glucosio inizia ad accumularsi nel sangue causando iperglicemia, l’anticamera del diabete.
L’importanza di una diagnosi precoce
Da quanto esposto in precedenza, ben si comprende come una diagnosi precoce dell’insulino-resistenza e del prediabete siano importanti per prevenire la progressione verso l’insorgenza del diabete mellito 2.
Per la diagnosi e per il monitoraggio del prediabete ci si avvale di alcuni esami clinici: glicemia a digiuno (FPG), curva da carico di glucosio (OGTT) ed emoglobina glicata (HbA1c); quest’ultimo è un esame che permette di verificare la media dei livelli di glicemia degli ultimi 3 mesi. I valori sono espressi solitamente in percentuale:
- < 5,7%: non diabete
- 5,7%-6,4%: prediabete
- > 6,5%: diabete.
Un esame utile è l’HOMA-IR (Homeostatic Model Assessment of Insulin Resistance), un indice con il quale si valuta l’insulino-resistenza. Si tratta di un esame basato su un modello che calcola la sensibilità all’insulina tramite una comparazione tra la concentrazione di glucosio plasmatico e il livello di insulina a digiuno. I soggetti adulti non insulino-resistenti hanno valori compresi tra 0,23 e 2,5.
Strategie preventive
La prevenzione dell’insulino-resistenza e del prediabete e, di conseguenza, del diabete mellito di tipo 2 passa attraverso un’alimentazione sana ed equilibrata abbinata a un’attività fisica regolare.
Per quanto riguarda l’alimentazione, in caso vi siano segnali di allarme riguardo all’insulino-resistenza è opportuno un confronto con il proprio medico curante e con un professionista della nutrizione.
Per quanto concerne l’attività fisica, l’Istituto Superiore di Sanità consiglia dai 150 ai 300 minuti settimanali di attività fisica aerobica di moderata intensità o 75-150 minuti settimanali di attività fisica aerobica vigorosa o comunque una combinazione equivalente delle due modalità.


