Il dolore tra gli italiani e gli europei

Una fotografia di come la popolazione di diversi paesi europei affronta il dolore e ne viene impattata è stata scattata dall’Istituto di Ricerche GfK su commissione di Zambon.
“Dalla ricerca emerge come il dolore venga considerato uno stato di sospensione dalla vita quotidiana e come in molti casi sia vissuto come una sorta di limbo in cui regnano apatia, fatica e tendenza all’isolamento. Per questo abbiamo studiato prodotti come Spididol, farmaco del portfolio antidolorifici, che grazie alla formulazione esclusiva a base di Ibuprofene e sale di Arginina, è in grado di garantire al contempo efficacia e sicurezza” – afferma Bernard Kilbane, Global Marketing di Zambon – ”Inoltre, è evidente come le esigenze dei pazienti che provano dolore siano simili in Europa, un dato che ci porta a realizzare campagne di comunicazione dal concept comune. In paesi come la Cina, invece, gli studi indicano come siano i millennial, che vivono all’occidentale, ad avere un approccio che mira a eliminare il dolore nel più breve tempo possibile, in virtù di uno stile di vita dal ritmo molto diverso dal resto della popolazione: questo rende necessario creare delle campagne ad hoc per quel mercato. È una strategia che fa parte della nostra vision “Innovating cure and care to make patients’ lives better”.
Lo studio dimostra come emergano interessanti differenze tra le nazioni, a fronte di molti punti in comune, primo fra tutti il desiderio di superare il dolore e di tornare nelle condizioni psico-fisiche ottimali.
Nei Paesi analizzati la sofferenza è un fenomeno molto diffuso: l’80% circa della popolazione europea intervistata ha subito almeno un episodio nell’ultimo anno. Una percentuale pari al 90% circa posiziona italiani e russi come i più “sofferenti” del continente, superando di 10 punti percentuali la media.
Oltre a essere molto diffuso, il dolore è un evento abbastanza frequente: si manifesta con una ricorrenza di circa 9 episodi l’anno e fra questi 2 su 3 sono definiti dagli intervistati di media/forte intensità, con percentuali simili in ogni paese.
Il dolore è più comune tra gli uomini o le donne? Sono le donne a dichiarare di soffrire più frequentemente, con percentuali omogenee nei diversi Paesi: 93% russe, 91% italiane e portoghesi, 89% spagnole, 81% francesi.
Non stupisce forse apprendere che l’avanzare dell’età coincida con un aumento dell’intensità del dolore. Nella fascia matura, infatti, si manifesta in modo più intenso: le donne e gli uomini francesi over 50 hanno dichiarato che l’81% degli episodi sofferti nell’ultimo anno è stato di media o forte intensità contro il 70% degli italiani, il 68% dei portoghesi e il 71% degli spagnoli. Fanno eccezione i russi, dove non si riscontrano particolari differenze per età in questo ambito.
In Italia il dolore osseo-muscolare è la tipologia più frequente e in particolare sono gli uomini e gli over 50 a patirlo maggiormente. Nel resto d’Europa, queste percentuali risultano omogenee, a conferma di una discreta linearità di base nel continente.
La seconda tipologia di dolore più diffusa nel nostro Paese è il mal di testa che affligge specularmente l’altra metà del cielo, ossia le donne e i più giovani, con alcune differenze tra i vari Paesi.
In particolare, alla domanda “qual è il dolore più grande sofferto nell’ultimo anno” gli europei intervistati rispondono all’unisono: i dolori alla schiena, seppur con percentuali variabili dal 10% dei russi al 27% dei portoghesi, con in mezzo italiani, francesi, spagnoli.
L’ampia incidenza del livello di media-forte intensità del dolore ha effetti importanti sul modo di essere della popolazione e con marcate differenze tra i paesi della ricerca: spesso, infatti, un dolore percepito come medio/forte influisce sul comportamento, in quanto circa la metà degli intervistati dichiara di «subire una trasformazione, diventando insofferente e intollerante verso tutto e tutti, arrivando a vere e proprie forme di isolamento.
Se inRussia in questo tipo di reazione si ritrovano ben i 2/3 degli intervistati all’opposto in Spagna solo 1/3, dato che posiziona gli spagnoli come i più stoici. In mezzo ci sono gli italiani che in oltre metà dei casi si sentono “trasformati”, similmente a francesi e portoghesi.
Interessante, inoltre, il dato sulla fascia di età che sente di più questi effetti sul proprio modo di essere: dalla ricerca emerge che sono soprattutto i giovani/adulti nei vari Paesi a «trasformarsi» diventando insofferenti e tendendo a isolarsi, mentre è la fascia più «anziana» a resistere meglio al dolore.
Ma gli effetti del dolore di intensità medio-forte hanno anche un concreto impatto sulla vita di tutti i giorni: perdita di concentrazione, difficoltà nelle attività quotidiane e lavorative o anche solo nella relazione con gli altri… Ancora una volta i dati confermano gli spagnoli sul podio dello stoicismo: meno della metà riconosce questo grande impatto negativo sulla propria quotidianità, esattamente all’opposto dei russi che addirittura nel 3/4 dei casi si ritrovano “annullati” dal dolore in almeno un aspetto della vita di tutti i giorni.
E gli italiani? Ben due terzi dei nostri connazionali non riescono ad affrontare almeno un’attività tra quelle abituali.
In ogni Paese, ancora una volta, a risentire di tale situazione sono maggiormente le donne e i più giovani, mentre gli effetti sono inferiori sui più «anziani».
Nella ambito della ricerca GfK commissionata da Zambon, emerge una particolarità relativa al nostro Paese: oltre 1/3 degli italiani si preoccupa subito di avere “qualche malattia”. È una percentuale molto più alta rispetto a spagnoli, francesi e portoghesi e inferiore solo ai russi.
La reazione più distintiva, tuttavia, è quella che porta l’italiano nello studio medico e in farmacia. Appena si manifesta un dolore moderato o severo, ben il 63% degli intervistati si rivolge a un esperto di fiducia: in particolare il 52% al medico e il 34% al farmacista, tutte percentuali superiori rispetto a quelle degli altri Paesi.
Chi tende a rivolgersi agli esperti è soprattutto l’uomo: le donne, infatti si mostrano più autonome cercando di risolvere il problema da sole prima di ricorrere a un esperto nel 70% dei casi.
Una volta giunti a colloquio con l’esperto, però, le difficoltà non sono finite: la metà degli italiani ammette come non sia facile individuare precisamente la sede del dolore, poiché tutto il corpo ne risente, rendendo difficile capirne l’origine. Non solo: il 62% dichiara di avere difficoltà nel trasferire al medico o al farmacista l’intensità del dolore che provano, la sua tipologia e la sua localizzazione.

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