Il dolore acuto rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per la salute pubblica in Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio YouGov, 8 italiani su 10 hanno sofferto almeno un episodio di dolore nell’ultimo anno, con manifestazioni che spaziano dal dolore muscoloscheletrico al dolore dentale, dal dolore mestruale alla cefalea, fino al dolore associato a raffreddore e influenza.
All’interno di questo quadro, i disturbi muscoloscheletrici rappresentano una delle cause più frequenti di dolore nella popolazione adulta e mostrano una crescita costante nei trattamenti farmacologici.
Tra i fattori che stanno alimentando questa tendenza, uno dei più rilevanti è l’evoluzione delle abitudini lavorative: il numero di lavoratori da remoto è aumentato di 6,5 volte rispetto al 2019, un cambiamento che ha introdotto milioni di persone a postazioni non ergonomiche, spesso improvvisate, favorendo l’aumento di tensioni muscolari, dolori cervicali e lombari.
A questo si aggiunge che 1 italiano su 3 dichiara livelli elevati di stress e che il 30% della popolazione ha più di 60 anni, fascia d’età fisiologicamente più esposta a dolore articolare e perdita di massa muscolare.
Parallelamente, secondo i dati INAIL, il 71,5% delle denunce di malattie professionali nel 2024 riguarda patologie muscolo-scheletriche, in aumento rispetto al 68% del 2020.
I disturbi muscolo-scheletrici, quindi, non riguardano più soltanto le professioni fisicamente impegnative: oggi colpiscono artigiani, operatori sanitari, lavoratori della logistica, ma anche impiegati e persone che trascorrono molte ore al computer, anche in smart working.
Secondo il Global Health Inclusivity Index, i DMS sono responsabili ogni anno in Italia di oltre 4miliardi di euro di costi, tra spesa sanitaria pubblica e privata, perdita di produttività, assenze, turnover e pensionamenti anticipati, e investire in prevenzione permetterebbe di risparmiare oltre 1,72 miliardi di euro l’anno solo in Italia.
“Questi dati mostrano come il dolore non sia semplicemente un sintomo, ma rappresenti sempre più un vero e proprio fenomeno sociale, economico e lavorativo che coinvolge tutti. In una popolazione che vive più a lungo e che è quotidianamente esposta a fattori di rischio legati al lavoro e agli stili di vita, prevenzione e trattamento tempestivo del dolore diventano elementi cruciali per preservare mobilità, autonomia e qualità della vita.” osserva Fabrizio Gervasoni, Medico Fisiatra, Direttore S.C. Distretto Municipio 2 dell’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano “Movimenti ripetitivi, sovraccarichi a danno delle nostre articolazioni, ma soprattutto il mantenimento prolungato di posture scorrette durante la giornata lavorativa, sono diventati parte della nostra quotidianità, contribuendo alla diffusione dei disturbi a carico di muscoli, tendini e articolazioni. È quindi necessario quello che viene definito empowerment del paziente: ovvero un approccio informato e consapevole, che preveda il coinvolgimento attivo della persona in attività di educazione, prevenzione, esercizio e uso appropriato delle terapie disponibili.”
L’aumento dell’incidenza di condizioni di dolore acuto nella popolazione e il conseguente crescente ricorso all’automedicazione rendono centrale il tema dell’appropriatezza terapeutica. In particolare, la scelta del trattamento più adatto diventa cruciale in un Paese dove l’uso dei FANS è molto diffuso e spesso rappresenta la prima risposta immediata al dolore. Gli analgesici orali sono oggi la risposta più diffusa tra gli italiani: tra il 2019 e il 2024 il segmento ha registrato una crescita di 3 milioni di unità vendute.
In Italia, di fronte al dolore acuto, molte persone ricorrono ai FANS. In questo scenario, l’innovazione farmacologica ha reso disponibili molecole che permettono un approccio più selettivo al trattamento del dolore, con profili farmacologici ottimizzati e una risposta analgesica rapida.
Tra queste, il dexibuprofene rappresenta un’opzione di interesse terapeutico, grazie alla disponibilità della sola componente attiva, che consente un’azione farmacologica con dosaggi mirati e un metabolismo meno complesso. In ogni caso, trattandosi di FANS, rimane centrale il principio di appropriatezza d’uso: il coinvolgimento del medico e del farmacista è fondamentale per garantire una scelta terapeutica personalizzata, sicura e coerente con il profilo clinico del paziente.


