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In occasione della Giornata Mondiale della Fenilchetonuria, che si celebra domani, 28 giugno, BioMarin fa il punto sulla qualità della vita e sui bisogni ancora non soddisfatti dei pazienti che soffrono di questa malattia metabolica rara di origine genetica, destinata ad accompagnare chi ne soffre per tutta la sua esistenza.

La PKU limita la capacità dell’organismo di metabolizzare gli alimenti proteici, in particolare quelli contenenti la fenilalanina, che, se accumulata, può portare nel tempo a effetti tossici che influiscono sulle capacità neurologiche. Si tratta di una condizione che interessa circa 1 neonato su 10.000 in Europa, mentre in Italia i pazienti con PKU sono circa 4.000.

La PKU è causata dalla carenza di un enzima che provoca livelli elevati di fenilalanina nel sangue e nel cervello, con conseguenti alterazioni nei valori di serotonina e dopamina e, quindi, un impatto negativo su umore, apprendimento, memoria e motivazione. Numerosi studi dimostrano che la difficoltà di concentrazione è uno dei problemi più comunemente citati riguardo alla PKU e che i pazienti descrivono come un “annebbiamento cerebrale”.

In Italia dal 1992 la PKU è inserita nello screening neonatale obbligatorio; questo ha consentito di compiere importanti passi avanti nella diagnosi precoce della malattia e nell’inserimento dei pazienti nel corretto percorso di cura. Sono però ancora molte le persone, nate prima di quella data, che hanno ricevuto una diagnosi e una dieta tardiva e a causa di questo hanno sofferto e soffrono di difficoltà cognitive; anche i pazienti che non seguono correttamente un regime ipoproteico possono andare incontro a queste difficoltà nel lungo termine in età adulta.

La terapia primaria per questa malattia rara consiste in un rigido regime alimentare ipoproteico che comporta un forte impatto sulla qualità di vita dei pazienti, soprattutto inuna fase critica come quella dell’adolescenza. Alcuni studi hanno evidenziato infatti che, durante il passaggio all’età adulta, il rispetto del regime ipoproteico si riduce notevolmente come conseguenza del desiderio di indipendenza e quindi minore controllo da parte dei genitori: spesso i giovani pazienti, per non sentirsi “diversi” dai loro coetanei, preferiscono nascondere la propria patologia sottovalutando l’importanza del loro regime alimentare6.

Nel 2018, alcuni centri italiani hanno condotto lo studio PKU ATTITUDE per raccogliere informazioni sulle esperienze dei pazienti italiani affetti dalla PKU. Tutti i pazienti hanno confermato di essere sottoposti al numero di esami clinici raccomandato nelle linee guida europee, l’85% di partecipare al regolare monitoraggio dei livelli di Phe nel plasma e il 92% di seguire un regime alimentare a basso contenuto proteico.

Nonostante questo ruolo attivo nella gestione della malattia, meno di un quarto dei pazienti ha riferito di avere avuto un livello massimo di Phe accettabile nei 6 mesi precedenti. Inoltre, una buona parte dei pazienti ha riferito di aver occasionalmente sperimentato diversi sintomi causati da livelli elevati di Phe: 40,5% difficoltà di concentrazione, 50,4% irritabilità, 68,4% sbalzi d’umore, 67,5% stanchezza, 16,2% insonnia.

“La PKU, come molte malattie rare, è aggravata da problemi quali la mancanza di specialisti, diversi per esempio dal pediatra per i pazienti in età adulta – sottolinea Maria Tommasi, Direttore Medico di BioMarin Italia -. Un’indagine europea condotta su pazienti con PKU ha rilevato per esempio che solo il 12% dei pazienti ha accesso a un team multidisciplinare composto da medici specialisti, nutrizionisti, infermieri specializzati, psicologi e biochimici clinici8, che invece sarebbe molto utile per una gestione ottimale della malattia. Anche in Italia il numero di centri dotati di team multidisciplinare è particolarmente limitato come evidenziato in una consensus italiana pubblicata nel 20219. La nostra Azienda sostiene da tempo le associazioni di pazienti impegnate a recuperare questi divari organizzativi e a garantire a tutti i pazienti con PKU i trattamenti appropriati per raggiungere una buona qualità di vita”.

L’impegno di BioMarin si è concretizzato con una serie di recenti iniziative, a partire dalla pubblicazione di un approfondito Position Paper Europeo, in collaborazione con le associazioni di pazienti con PKU, che fa il punto sulla malattia e sulle problematiche ad essa associate.

Inoltre, il 2 Luglio è in programma lo European PKU Forum dal titolo Unlocking the future of PKU realizzato con il supporto di BioMarin: l’evento riunisce associazioni pazienti anche italiane, responsabili politici e operatori sanitari di tutta Europa per discutere il futuro della cura della PKU. Alcuni relatori esperti discuteranno gli ultimi sviluppi nel trattamento della PKU e le sfide che i pazienti devono affrontare. L’evento prevede, inoltre, gruppi di lavoro interattivi dove i pazienti potranno esprimere le loro considerazioni per garantire un futuro migliore alle persone affette da PKU attraverso il miglioramento della collaborazione tra sanità e politica.

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