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Exposanità organizzerà nel proprio ambito 3DPrint Hub uno spazio ad hoc in cui mettere in relazione la tecnologia della stampa 3D col mondo medicale, offrendo ai professionisti la possibilità di incontrare produttori di stampanti, materiali, scanner e software 3D, oltre che aggiornarsi e formarsi sull’utilizzo di queste nuove tecnologie.
Ad aprire la manifestazione sarà IDBN – Italian Digital Biomanufacturing Network, che farà il punto della situazione sul 3DPrinting e sul bioprinting. A coordinare i lavori, insieme a Nicola Bizzotto, medico chirurgo specialista in Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Sacro Cuore Negrar di Verona, ci sarà l’ingegner Alberto Leardini, responsabile tecnico-scientifico del Laboratorio di Analisi del Movimento e valutazione funzionale-clinica protesi dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, la struttura di ricovero e cura a carattere scientifico di Bologna che detiene la primogenitura mondiale di trapianti di vertebre stampate in 3D, su pazienti affetti da tumori ossei. Quattro ad oggi gli interventi effettuati, tutti con successo. A questi si aggiungono i sei interventi in cui segmenti di bacino disegnati partendo dalle immagini radiografiche di ogni singolo paziente sono stati progettati, stampati in 3D ed impiantati in altrettanti ragazzi affetti da osteosarcoma..
A Exposanità, l’eccellenza dell’Istituto Rizzoli diventa esempio per tutti i professionisti e occasione per parlare soprattutto delle nuove frontiere della ricerca sul bioprinting, che già mostrano grandi potenzialità, e di quello che si potrà fare con il 3D. Protesi fatte con biomateriali, ovvero con un combinato di materiale artificiale e biologico in grado di sostituire ossa e cartilagini, non sono un futuribile al Rizzoli. Grazie alla piattaforma di bioprinting al Rizzoli, acquisita con contributo del Ministero della Salute e Regione Emilia-Romagna si potranno addirittura stampare strutture da impianto realizzate con materiali che includono cellule umane.
La stampa 3D rappresenta un alleato prezioso per i chirurghi anche in fase pre-operatoria e post-operatoria: di questo se ne parlerà con il professor Villiam Dallolio, neurochirurgo che studia, da oltre 15 anni, la modellazione di parti anatomiche da operare. Grazie alla ricostruzione tridimensionale di distretti anatomici si realizzano biomodelli che replicano fedelmente la patologia del paziente e che fungono come base di studio preventivo dell’intervento. Si possono capire in anticipo difficoltà, condizioni anatomiche, differenti profondità e lunghezze degli strumenti chirurgici e della eventuale strumentazione: con l’indiscusso vantaggio di aver maggior chiarezza, maggior sicurezza e velocità di esecuzione. Inoltre, in fase post, permette di verificare la corretta esecuzione dell’intervento e, in casi particolari, i difetti e le possibili correzioni.
Una collaborazione tutt’altro che scontata, quella tra il mondo medico e quello dei maker. “Troppo spesso questi due mondi non si parlano. Il settore medicale, impermeabile a contaminazioni, resta chiuso sulle nuove tecnologie e non coglie le nuove opportunità applicative – spiega Enrico Bassi, fondatore del primo FabLab italiano – L’innovazione spesso scaturisce dal pensiero laterale, nel cercare affinità con settori e ambiti applicativi altri rispetto a quello in cui si opera. Il maker è un insetto impollinatore, un contaminatore di conoscenze e competenze al servizio della ricerca e del progresso medico”. A Exposanità, Bassi racconterà del progetto di co-progettazione, sviluppato con TOG, onlus milanese che gestisce un centro di eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse, per dare, tramite l’approccio e le tecnologie del fablab, una risposta unica a bisogni e necessità dei piccoli pazienti.
La magia dell’incontro tra chi è in cerca di risposte e chi è in grado di darle sarà al centro di due convegni. In “Tante voci, un unico obiettivo”, Fabia Timaco racconterà l’incontro con Open BioMedical Initiative e l’avventura che ha portato alla realizzazione di FABLE, la protesi mioelettrica, stampabile in 3D e secondo i principi dell’open source, che le ridarà la possibilità di avere una mano con cui scrivere storie per bambini; in “+Ability, il progetto del laboratorio +Lab del Politecnico di Milano” si racconteranno i nuovi orizzonti a cui si è aperto il laboratorio coordinato dalla professoressa Marinella Levi. “Dal lavoro con i chirurghi per utilizzare al meglio i materiali a quello con i diabetici per progettare microinfusori più belli e più funzionali, sino alle lezione per non vedenti per insegnar loro a usare le stampanti. Sono queste alcune delle sfide che affrontiamo ogni giorno e che ci aiutano a dare nuovo senso alla stampa 3D. E non solo” spiega Levi.
Nell’immediato futuro sono perciò molte le sfide che il 3Dprinting e l’additive manufacturing sono chiamati ad affrontare in ambito medicale, non da ultima quelle che riguardano la giurisprudenza. L’impiego della tecnologia di stampa 3D in ambito medicale non introduce solo una avanzata innovazione scientifica ma comporta anche un cambio di paradigma a livello giuridico che rende necessario affrontare interrogativi riguardanti la regolamentazione dei dispositivi medici e del bioprinting, in particolar modo con riferimento alle responsabilità, alla possibilità di brevettazione e alle questioni etiche.

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