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Il dolore addominale e pelvico di origine psicogena è una condizione medica diffusa, invalidante, difficile da identificare e spesso non adeguatamente trattata. Questa condizione è spesso associata dai pazienti a una scarsa qualità di vita a causa dell’elevata interferenza del dolore con le attività quotidiane. 
La valutazione e la corretta diagnosi del dolore addominale di origine psicogena possono essere complesse per i clinici anche in assenza di reperti organici positivi. Una diagnosi appropriata resta l’unico modo per ottenere un trattamento efficace, migliorando la qualità di vita dei pazienti, evitando trattamenti medici e ricoveri non necessari e riducendo i costi per il sistema sanitario.
A questo proposito una squadra di giovani e capaci ricercatori, la Dr.ssa Maddalena Castelletti – Neuropsicologa e ricercatrice in neuroscienze, responsabile servizio di neuromodulazione della Clinica Magenta Medical Center di Milano, e il Dott. Erasmo Dionigio Carlo Castagnoli, Medico Chirurgo specialista in urologia e chirurgia urologica presso la Casa di Cura La Cittadella Sociale di Pieve del Cairo e presso lo Studio Medico Castagnoli a Garlasco in provincia di Pavia, supportati dai corrispondenti studi, e da Gea Soluzioni- medicali per le Neuroscienze di Torino che hanno supportato la ricerca lavorando sui device medicali e sulla parte bioinformatica, hanno condotto uno studio clinico della durata di due anni.
L’obiettivo è stato quello di presentare un lavoro di ricerca che validasse un protocollo terapeutico che preveda l’uso combinato di due specifiche tecniche: la terapia psicologica cognitivo-comportamentale e la neuromodulazione con biofeedback*, terapie che possono essere considerate valide per il trattamento del PAP. 
Sono stati arruolati 20 pazienti con diagnosi di dolore addominale psicogeno, di entrambi i sessi, di età compresa tra i 18 e i 60 anni, che non avevano beneficiato di terapie farmacologiche. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: 10 pazienti sono stati assegnati in modo casuale al gruppo di controllo, altri 10 pazienti sono stati assegnati al gruppo di studio. 
Per entrambi i gruppi sono stati valutati il punteggio del dolore, l’interferenza del dolore con le attività della vita quotidiana, il sollievo dal dolore e la quota di ansia associata alla condizione di dolore. I pazienti sottoposti al trattamento combinato hanno ottenuto punteggi statisticamente migliori rispetto ai pazienti del gruppo di controllo.
L’innovativo protocollo di terapia prevede una prima fase diagnostica necessaria ad individuare quali pazienti possano effettivamente beneficiare del trattamento e di un successivo periodo di terapia della durata di tre mesi.
Lo studio ha portato a concludere che i migliori risultati in termini di efficacia si siano avuti dal protocollo combinato di biofeedback GSR e terapia psicologica rispetto al solo trattamento psicologico. La natura organica e psicologica della patologia PAP richiede perciò una terapia combinata che permetta da un lato una solida ristrutturazione cognitiva e dall’altro di ridurre l’iperattivazione del sistema nervoso simpatico a livello periferico. 
Attraverso il percorso di studio dei pazienti sottoposti ai test, è emerso quanto sia essenziale guidare il paziente nell’autocontrollo e nell’autoregolazione dello stato psicofisiologico sia attraverso un approccio psicologico cognitivo comportamentale sia attraverso un training di biofeedback che faciliti il rilassamento spontaneo, la decontrazione muscolare e insegni a regolare il proprio stato emotivo.
Il trattamento clinico combinato è stato essenziale in quanto il paziente impara a non focalizzarsi sul dolore e, successivamente, è in grado di distinguere gli stimoli effettivamente dolorosi da quelli di natura non dolorosa, riducendo il suo stato di allerta.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Journal of Biosciences and Medecines” ed è a vostra disposizione in versione completa.