Si sono diffuse molte voci a riguardo, ma è importante sottolineare che al momento non è stata verificata scientificamente nessuna relazione tra vitamina D e Coronavirus: ci sono solo ipotesi. Non si sa ancora inoltre se la carenza di vitamina D renda più esposti al Coronavirus e ai suoi effetti negativi.
È riconosciuto invece che l’ipovitaminosi D sia associata a un aumento delle infezioni in generale, anche virali, e che la supplementazione con vitamina D riduca le infezioni delle alte e basse vie aeree.
Assumere Vitamina D può essere considerata una strategia di prevenzione del SARS COV 2? Alla luce di quanto appena detto potrebbe: ma prima di affermarlo con certezza, dovrebbe essere dimostrato da studi che almeno verifichino un’associazione tra ipovitaminosi D e il nuovo Coronavirus.
È quasi impossibile con la sola dieta controbilanciare l’ipovitaminosi D da ridotta esposizione alla luce solare: è necessario che, accertato lo stato di ipovitaminosi o nei soggetti a rischio di ipovitaminosi D, venga fatta una supplementazione per via orale, come raccomandato dalla attuale nota AIFA 96.
È importante cercare di passare il tempo all’aria aperta ed eventualmente, in caso di reale ridotta esposizione, assumere supplementi di vitamina D almeno nei mesi invernali
Secondo la nota AIFA 96 possono assumere vitamina d, dietro consiglio del medico: “persone istituzionalizzate, donne in gravidanzao in allattamento, persone affette da osteoporosi da qualsiasi causa o osteopatie accertate non candidate a terapia remineralizzante, persone con livelli sierici di 25OHD < 20 ng/mL e sintomi attribuibili a ipovitaminosi, persone con diagnosi di iperparatiroidismo secondario a ipovitaminosi D, persone affette da osteoporosi di qualsiasi causa o osteopatie accertate candidate a terapia remineralizzante per le quali la correzione dell’ipovitaminosi dovrebbe essere propedeutica all’inizio della terapia; una terapia di lunga durata con farmaci interferenti col metabolismo della vitamina D; malattie che possono causare malassorbimento nell’adulto”.
Fra le malattie metaboliche, al di là della ipovitaminosi D, esistono altre condizioni che espongono a un rischio maggiore di evoluzione negativa della malattia COVID-19.
Tra queste si ricordano le più importanti: l’ipercortisolismo endogeno o esogeno per l’azione immuno-soppressiva; l’ipertiroidismo grave o non controllato per il rischio di scompenso cardio-circolatorio; il diabete mellito e l’obesità per il rischio aumentato di infezioni e conseguenze cardio-vascolari.


