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Confindustria Dispositivi Medici: quasi raggiunta la parità di genere nel settore

Il settore dei dispositivi medici è rosa. Sono il 46% le donne occupate in Italia, un 17,6% in più rispetto a quelle che lavorano nel manufatturiero e un +3% rispetto al mondo farmaceutico. Dei 94mila dipendenti delle 4.323 imprese di dispositivi medici presenti in Italia, la compagine femminile resta però ancora sottorappresentata nelle posizioni apicali con un 21% di coloro che rivestono i ruoli di vertice. La disparità è ancora più evidente se si considera la carica di presidente, dove solo il 13% è ricoperto dal genere femminile e il restante 87% dal genere maschile. Nonostante i ruoli manageriali tanto per le donne quanto per gli uomini vengano ricoperti per lo più da over 55, tra gli under 35 si fanno strada le donne la cui percentuale si attesta sul 5,7% rispetto al 2,8% maschile.

Sono questi gli ultimi dati emersi dall’analisi condotta dal Centro Studi di Confindustria Dispositivi Medici sulle imprese del settore, che pongono l’accento sulla rappresentazione femminile nelle posizioni apicali e che fanno ben sperare in una timida inversione di tendenza. La crescente diffusione di forme di welfare aziendale, smart working, organizzazione del lavoro per obiettivi nelle aziende del settore dei dispositivi medici ha senz’altro contribuito a intervenire sul gap di genere anche nel nostro Paese, dove questo è ancora elevato.

Nella piramide aziendale salgono leggermente per fermarsi al 24% le percentuali che vedono le donne membri del comitato audit e al 25% quelle che le vedono sedere nel consiglio di amministrazione. Tra i fattori che sembrano incidere maggiormente sull’ascesa delle donne al potere c’è la dimensione aziendale: solo il 17,5% dei ruoli di spicco vengono ricoperti da donne nelle grandi imprese mentre raggiungono il 23,9% e il 21,6% in quelle di micro e piccola dimensione.

In generale, il settore dei dispositivi medici è caratterizzato da un’occupazione altamente qualificata con il 50% con un titolo di studio alto e il 15% in ruoli di ricerca e sviluppo. Forte la concentrazione degli occupati in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

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