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La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che colpisce circa 130.000 persone in Italia. La gestione della malattia è complessa e le terapie oggi disponibili sono efficaci solo in un sottoinsieme di pazienti, la cui qualità della vita risulta spesso notevolmente compromessa. 

Arrivano però buone notizie dal mondo della ricerca: sotto il coordinamento di IRCCS Ospedale San Raffaele, un consorzio internazionale ha testato efficacia e sicurezza di un nuovo farmaco orale per i pazienti con colite ulcerosa attiva, da moderata a grave. Si chiama upadacitinib e secondo i risultati della ricerca clinica appena conlusa, un trial multicentrico di fase 3, riesce con successo a ridurre l’infiammazione intestinale che caratterizza la malattia, attraverso l’inibizione di diversi processi biologici coinvolti nella cascata infiammatoria.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista “The Lancet”, è stato condotto in 199 istituti in tutto il mondo ed è stato coordinato da Silvio Danese, professore ordinario di gastroenterologia presso Università Vita-Salute San Raffaele e primario di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. 

Sulla base di questi risultati, il Comitato per i medicinali ad uso umano dell’Agenzia Europea per i Medicinali ha rilasciato il proprio parere positivo per upadacitinib per il trattamento della colite ulcerosa. La decisione della Commissione Europea è attesa nel terzo trimestre del 2022.

Upadacitinib è un farmaco orale già noto per il trattamento di alcune patologie come: artrite reumatoide;  artrite psoriasica; spondilite anchilosante; dermatite atopica. 

In particolare, il suo compito è quello di bloccare alcune citochine pro-infiammatorie coinvolte, appunto, nel processo di infiammazione intestinale presente nei pazienti con colite ulcerosa. 

A differenza di altre molecole, upadacitinib è in grado di: inibire più citochine allo stesso tempo;  controllare meglio diverse vie dell’infiammazione. 

Ecco perché i ricercatori hanno pensato che il suo impiego potesse essere efficace anche nei pazienti affetti da colite ulcerosa.

Lo studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, era composto da 3 ‘sotto-studi’ con finalità diverse: 2 di induzione, in cui veniva valutato l’effetto di upadacitinib rispetto al placebo nella fase iniziale del trattamento, quando bisogna spegnere l’infiammazione in corso; 1 di mantenimento, per osservare gli effetti a medio-lungo termine. 

Il trial clinico è stato condotto in Europa, Nord e Sud America, Australia, Africa e alcune regioni asiatiche.

I pazienti arruolati per la conduzione dello studio: avevano un’età compresa tra i 16 e 75 anni; erano affetti da colite ulcerosa da moderata a grave attiva da almeno 90 giorni; avevano avuto risposte inadeguate alle terapie convenzionali o presentavano controindicazioni mediche a tali trattamenti.

“Durante gli studi di induzione, abbiamo trattato quasi 1000 pazienti con 45 mg di upadacitinib o placebo 1 volta al giorno per 8 settimane, con ottimi risultati di efficacia del farmaco dal punto di vista clinico, endoscopico e istologico, – specifica il professor Danese -. Coloro che mostravano una buona remissione clinica della malattia grazie al farmaco, in tutto 451 pazienti, sono stati nuovamente assegnati in modo casuale a upadacitinib con diversi dosaggi o a placebo per la parte di mantenimento, che è durata altre 52 settimane”.

I risultati mostrano come il nuovo farmaco sia sicuro, efficace e ben tollerato sia nel breve sia nel medio-lungo termine, rendendolo un’ottima opzione terapeutica per i pazienti affetti da colite ulcerosa anche rispetto ad altri farmaci già in commercio.

Conclude il professor Danese: “Anche se upadacitinib è ancora in fase di approvazione dalle autorità europee per la colite ulcerosa da moderata a grave, il Comitato per i medicinali ad uso umano dell’EMA ha già rilasciato il suo parare positivo e speriamo che i risultati del nostro studio possano dare presto nuova speranza ai pazienti che soffrono di questa patologia. 

Il nuovo farmaco, infatti, è stato generalmente ben tollerato e la sua azione si è rivelata molto rapida: un numero statisticamente significativo di pazienti ha ottenuto una risposta clinica positiva, rispetto al placebo, già alla seconda settimana di trattamento”.

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