L’IRCCS Ospedale San Raffaele annuncia che Fondazione Italiana Diabete, che dal 2009 opera con lo scopo di accelerare il percorso verso una cura definitiva del diabete di tipo 1, ha erogato un finanziamento a supporto di un nuovo studio di ricerca innovativo che ha l’obiettivo di sviluppare una nuova terapia cellulare per il diabete di tipo 1.
Il finanziamento, pari a 50.000 euro, permetterà al nostro Istituto di avviare un programma di studio fondato sulla collaborazione tra il Diabetes Research Institute, guidato dal Prof. Lorenzo Piemonti, e il laboratorio di Ematologia Sperimentale, guidato dalla Prof.ssa Chiara Bonini.
Lo studio sarà condotto dal Dott. Paolo Monti, vincitore del fondo.
Il progetto sviluppa una nuova terapia cellulare per il diabete di tipo 1 basata sulle cellule T regolatorie, cellule del sistema immunitario che hanno il compito di tenere sotto controllo le risposte autoimmuni.
Il compito principale delle Treg è infatti quello di controllare e calmare le altre cellule immunitarie, evitando che attacchino per errore cellule sane del nostro corpo. In pratica, quando il sistema immunitario rischia di diventare aggressivo contro sé stesso, le cellule T regolatorie intervengono per spegnere o rallentare la risposta immunitaria, prevenendo le cosiddette malattie autoimmuni.
Tra queste malattie, in cui il sistema immunitario attacca per errore le cellule sane del proprio organismo, il diabete di tipo 1 è caratterizzato dalla distruzione selettiva delle cellule beta del pancreas, quelle responsabili della produzione di insulina. L’assenza di insulina impedisce al glucosio di essere utilizzato correttamente dalle cellule, determinando un persistente aumento della glicemia nel sangue.
Ad oggi, le terapie basate sulle cellule T regolatorie si sono dimostrate sicure, ma il loro effetto è limitato nel tempo, riducendone l’efficacia terapeutica. Al fine di rendere le terapie cellulari che si basano sulle Treg più durature, il gruppo del Dott. Monti ha messo a punto un metodo innovativo per renderle più resistenti e longeve.
Grazie alle moderne tecniche di ingegneria genetica, è ora possibile “istruire” queste cellule a riconoscere in modo mirato una proteina delle cellule β del pancreas, la GAD65, bersaglio chiave dell’autoimmunità nel diabete di tipo 1.
L’obiettivo è, così, quello di creare Treg più forti e capaci di raggiungere direttamente il luogo in cui si sviluppa la malattia, proteggendo le cellule β. Se efficace, questa strategia potrebbe aprire la strada a terapie di nuova generazione, più precise ed efficaci.


