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Atrofia multisistemica: nuove speranze dalla ricerca

La ricerca compie un passo avanti importante nello studio della Atrofia Multisistemica, una malattia neurodegenerativa rara, incurabile e progressiva che causa l’accumulo massivo e rapido nel cervello di fibrille di α‑sinucleina, ovvero di aggregati anomali della proteina α‑sinucleina. Tali accumuli incidono irreversibilmente sul sistema motorio, sul sistema nervoso autonomo e sul cervelletto.

Un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali e del Dipartimento di Medicina Sperimentale di UniSalento e delle Università di Bordeaux, Lione e Losanna ha pubblicato sulla rivista “Nature” i primi risultati della ricerca che dimostra come un particolare modello di fibrilla di α‑sinucleina, creato artificialmente in vitro, sia in grado di auto‑replicarsi e proliferare nel cervello dei topi, riproducendo con precisione quanto accade con l’avanzare della MSA umana. Risultati, questi, che aprono prospettive inedite per comprendere meglio come agisce tale malattia rara e, dunque, mettere a punto inibitori e possibili cure.

L’accumulo di fibrille di α‑sinucleina nel cervello, tipico della MSA, si osserva anche in altre sinucleinopatie, come il morbo di Parkinson e la demenza a corpi di Lewy, ma con un ritmo di progressione molto più lento. La domanda chiave dalla quale ricercatori e ricercatrici hanno dunque dato avvio al loro studio è stata: che cosa conferisce ad alcune fibrille la capacità di propagarsi con la rapidità di agenti infettivi, mentre altre si propagano molto più lentamente e per molti anni?

Per rispondere, scienziati e scienziate hanno creato in laboratorio una specifica fibrilla di α‑sinucleina, denominata 1B, e l’hanno iniettata nel cervello dei topi. Questa fibrilla sintetica ha indotto la comparsa rapidissima di inclusioni patologiche simili a quelle osservate nella MSA. I risultati di questo studio, pubblicati sulla rivista “Nature”, offrono una prospettiva inedita sui meccanismi di propagazione delle sinucleinopatie come appunto la MSA, ma anche il morbo di Parkinson e la demenza a corpi di Lewy.

Grazie alla crio‑microscopia elettronica, che permette di studiare la struttura delle proteine a livello atomico, studiosi e studiose hanno osservato le fibrille sintetiche prima dell’inoculo e quelle prodotte nel cervello in seguito all’inoculo. Le due strutture risultano quasi identiche e questa somiglianza dimostra che la fibrilla sintetica 1B ha generato la propria copia nell’organismo, un processo che corrisponde a una vera auto‑replicazione in vivo. L’esistenza di un simile fenomeno non era finora mai stata dimostrata a livello di risoluzione atomica nell’organismo. Grazie a questa ricerca, inoltre, è stato possibile identificare particolari regioni della struttura di tali fibrille che sembrano svolgere un ruolo centrale nella loro capacità di moltiplicarsi e di eludere i sistemi cellulari di degradazione.

«Questi risultati forniscono la prova sperimentale che nelle sinucleinopatie è all’opera un meccanismo che propaga nel cervello un agente simile ai prioni, perpetuandone le caratteristiche patogenetiche» sottolinea François Ichas, dell’Università di Bordeaux, coordinatore del progetto di ricerca. E i risultati della ricerca «aprono prospettive di enorme interesse per comprendere come alcune forme di assemblaggio dell’α‑sinucleina diventino patogene, consentendoci di immaginare come mettere a punto strategie mirate a interrompere questo processo» concludono Marianna Kashyrina, Francesco De Nuccio e Dario Lofrumento dell’Università del Salento.

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