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Colesterolo: 1 paziente su 3 è “lost in treatment”

In Italia, il 36% dei pazienti che hanno già affrontato un evento cardiovascolare e soffrono di ipercolesterolemia non segue correttamente la terapia prescritta né i controlli periodici.
È quanto emerge dallo studio realizzato da IQVIA Italia per Novartis, realizzato su un campione di 250 pazienti ipercolesterolemici che hanno avuto un evento cardiovascolare, finalizzato ad esplorare in profondità l’esperienza di chi vive in prevenzione secondaria, restituendo un quadro allarmante fatto di dimenticanze, rinunce, difficoltà a condividere dubbi e timori con lo specialista

La ricerca, presentata  in occasione dell’inaugurazione dell’installazione “Da Quore a Cuore”, ha identificato tre principali profili di pazienti: i “proattivi”, più aderenti e consapevoli, spesso seguiti da uno specialista in ambito privato; gli “ansiosi”, che pur avendo compreso la gravità della loro condizione, vivono la patologia con disagio emotivo e richiedono una presa in carico empatica e strutturata; e infine i “disinteressati”, scarsamente consapevoli e spesso affidati esclusivamente al medico di medicina generale.

Ed è proprio quest’ultimo gruppo a destare maggiore preoccupazione: l’88% dei disinteressati non segue correttamente la terapia, il 66% è seguito solo dal MMG e solo una parte minoritaria ha consapevolezza del proprio valore target di colesterolo LDL. Un dato che richiama l’attenzione sulla fragilità del follow-up post-dimissione ospedaliera e sulla scarsa integrazione tra medicina del territorio e specialistica.

Il ruolo del cardiologo si conferma centrale per favorire l’aderenza e costruire un percorso terapeutico sostenibile e continuo, ma servono anche nuove sinergie con i medici di base per garantire una presa in carico integrata. La sfida è quella di avvicinare chi si è allontanato dal proprio percorso di cura, spesso per ragioni che vanno ben oltre l’aspetto clinico: secondo lo studio, infatti, quasi il 40% dei pazienti non ha compreso con chiarezza le spiegazioni ricevute dal medico sul rischio cardiovascolare.

È proprio dalla necessità di accrescere il valore della prevenzione secondaria che nasce un’installazione simbolica: due mani disallineate compongono un cuore imperfetto che si ricompone grazie a un gesto simbolico. Un invito a ritrovare il dialogo con il proprio cardiologo, a seguire un follow-up strutturato e ad adottare uno stile di vita consapevole.

Il cuore diventa così il simbolo visivo di una relazione da ricucire: quella tra medico e paziente, tra consapevolezza e azione, tra rischio e prevenzione. Un cuore da proteggere ogni giorno, con piccoli gesti capaci di fare la differenza.

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