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Medicina Nucleare di Parma: tecnologia all’avanguardia per produrre i radiofarmaci

Immaginate uno spillo che viene attratto da una calamita: quando entrano in contatto, la calamita si accende. Ma quella calamita attira solo quello specifico spillo. Questo è il principio che sta alla base dei radiofarmaci: lo “spillo” è il farmaco che, entrando in contatto con uno specifico bersaglio caratteristico di una malattia, la rende visibile agli strumenti diagnostici usati in Medicina Nucleare.

I radiofarmaci sono fondamentali per diagnosticare molte patologie: dai tumori alle malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, fino ad alcune forme di infezione. La loro produzione avviene grazie a tecnologie avanzate, come le celle di manipolazione, utilizzate dai tecnici di radiologia e dai radiofarmacisti.

Ed è una cella di manipolazione dalle altissime prestazioni quella che è stata installata presso la struttura di Medicina Nucleare dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma diretta dalla dr.ssa Livia Ruffini.

“Questa cella è il cuore del nostro lavoro, – spiega Chiara Lazzara, coordinatrice tecnica – Ogni esame di Medicina Nucleare richiede la somministrazione di un radiofarmaco, che viene preparato in questa cella tecnologicamente avanzata. La sicurezza e la precisione che garantisce rappresentano un beneficio sia per il paziente che per l’operatore”.

“La nuova cella è completamente informatizzata – dichiara Livia Ruffini direttrice della struttura complessa di Medicina Nucleare – Offre maggiore sicurezza agli operatori e assicura che ogni fiala sia preparata con la massima precisione. Questo investimento è stato possibile grazie ai finanziamenti aziendali e alla collaborazione con PBL, un’azienda del territorio, tra le poche in Italia, specializzata nella produzione di queste tecnologie. Abbiamo personalizzato ogni dettaglio della cella, lavorando a stretto contatto con i tecnici per ottenere le migliori prestazioni possibili”.

La tracciabilità è un altro aspetto cruciale, come sottolineano le radiofarmaciste Silvia Migliardi e Anna Gagliardi: “Ogni patologia richiede un radiofarmaco specifico, e quindi una preparazione mirata per ogni paziente. La nuova cella ci consente di controllare e certificare ogni fase del processo, riducendo al minimo il rischio di errore umano”.

“Grazie alla ricerca – continua la dottoressa Ruffini – abbiamo a disposizione una gamma di radiofarmaci sempre più efficaci, che ci permettono di individuare i bersagli delle malattie e di scegliere i trattamenti più adatti. Le immagini diagnostiche che otteniamo non solo identificano la presenza di una malattia, ma ci aiutano anche a monitorare l’efficacia delle terapie oncologiche, ma anche antibiotiche.”.

Infine, per chi teme il termine “radio” associato ai farmaci, la rassicurazione arriva direttamente dalla direttrice della Medicina Nucleare di Parma: “La componente radioattiva è minima e l’uso di tecnologie avanzate, come la PET digitale e le gammacamere di ultima generazione, riduce ulteriormente l’esposizione. La sicurezza per il paziente e per gli operatori è sempre al primo posto”.

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