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Colite ulcerosa: scoperta la proteina in grado di favorire l’infiammazione cronica

È stato pubblicato sulla rivista di gastroenterologia ed epatologia “Gut” un nuovo studio, frutto della sinergica collaborazione tra le Unità di Gastroenterologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo che spiega il ruolo del fattore specifico HBx e mette le basi per nuovi trattamenti mirati e personalizzati per pazienti affetti da colite ulcerosa.

La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica intestinale, la cui causa è ancora ignota. Nonostante i molteplici trattamenti a loro disposizione, molti pazienti non rispondono alle terapie, affrontando quotidianamente sintomi che abbassano notevolmente la loro qualità della vita.

Benché il suo ruolo nelle prime fasi della malattia non sia ancora del tutto compreso, è però ormai noto che l’alterazione della flora intestinale contribuisca allo sviluppo della colite ulcerosa.

Nel progetto sono coinvolti i biologi Orazio Palmieri e Anna Latiano, il gastroenterologo Fabrizio Bossa, il tecnico di laboratorio Tiziana Latiano che costituiscono il team di ricercatori dell’Ospedale di San Pio coordinato da Francesco Perri, responsabile dell’unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva.

«Grazie a questo lavoro – afferma Palmieri, biologo del Laboratorio di Gastroenterologia e primo autore del lavoro assieme ai colleghi del San Raffaele, Luca Massimino e Amanda Facoetti – abbiamo dimostrato, per la prima volta, che la proteina HBx, prodotta dalla flora intestinale, è presente nella mucosa intestinale di circa il 40% dei pazienti con colite ulcerosa ed è capace di alterare la barriera intestinale favorendo l’infiammazione cronica della mucosa».

I ricercatori hanno evidenziato come, “spegnendo” HBx attraverso un inibitore sintetico, si possa indurre una pronta regressione dell’infiammazione nell’intestino in modelli animali.

Questi dati aggiungono un pezzo al complesso puzzle dell’insorgenza della colite ulcerosa e permettono di pensare allo sviluppo di terapie personalizzate per i pazienti che presentano questa proteina nell’intestino, verosimilmente causa della loro malattia.

Il team di ricercatori, che vanta una collaborazione ultra decennale sia nel campo della ricerca clinica, con la partecipazione a diversi trial clinici internazionali e nel campo della ricerca genetica, è già all’opera per testare questi promettenti inibitori specifici con la speranza di renderli disponibili quanto prima.

(da sinistra) Il gastroenterologo Fabrizio Bossa, il biologo Orazio Palmieri, il gastroenterologo Francesco Perri responsabile dell’unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, il tecnico di laboratorio Tiziana Latiano e la biologa Anna Latiano

Nell’Ambulatorio specialistico delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali – MICI diretto da Fabrizio Bossa, vengono seguiti i pazienti con colite ulcerosa e malattia di Crohn con visite gastroenterologiche ed esami endoscopici in sedute dedicate.

L’attività assistenziale si completa con un ambulatorio infusionale per la somministrazione di farmaci biologici, due ambulatori multidisciplinari svolti insieme a chirurghi e reumatologi e un ambulatorio di transizione per i pazienti pediatrici.

L’attività assistenziale si intreccia con un’intensa attività di ricerca genetica e clinica con sperimentazioni di nuove molecole e/o strategie terapeutiche innovative. 

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