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Oncologia: tra innovazioni e criticità, a che punto siamo

La cura delle malattie oncologiche ha visto nel corso degli ultimi anni un cambiamento sostanziale: le innovazioni diagnostiche e terapeutiche hanno contribuito a cronicizzare molte delle patologie oncologiche. Sono cambiati i numeri dei pazienti in cura, si ampliano i confini dei bisogni di salute e, contemporaneamente, crescono le difficoltà a garantire i servizi sanitari. Il recente report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “Health and care workforce in Europe: time to act” evidenzia che in Italia il 60% dei medici ha più di 55 anni; se aggiungiamo a questo gli effetti del cosiddetto “imbuto formativo”, il saldo appare impietosamente negativo.

A evidenziare questi aspetti Ermete Gallo, Direttore Sanitario IFO, invitato a parlare durante laquarta tappa “ONCOnnectionStati generali dell’OncologiaCENTRO: TOSCANA, LAZIO, UMBRIA, ABRUZZO” –con la sponsorizzazione non condizionante di GSK, Takeda, AstraZeneca, Daiichi-Sankyo, Gilead e Serviermoved by you – nell’ambito del grande percorso “ONCOnnection” realizzato negli ultimi due anni su iniziativa di Motore Sanità.

“Appare essenziale focalizzarsi sul corretto uso di tutte le risorse disponibili – ha chiosato Gallo.Il modello di gestione delle reti oncologiche “hub&spoke” ha mostrato, durante la pandemia, una scarsa resilienza in contesti “instabili”.Molte strutture hanno messo in campo risposte autonome, spesso spontanee, per fronteggiare le situazioni di crisi. Nei nostri IRCSS Regina Elena e San Gallicano ad esempio, è stato possibile riconvertire rapidamente alcune apparecchiature avanzate a supporto della Rete regionale Coronet; siamo stati tra i primi, inoltre, ad attivare un sistema di telemedicina per i pazienti oncologici.
Questi esempi dimostrano come la chiave di volta per fronteggiare le nuove sfide di cura del paziente oncologico è dotarsi di una strategia: strategia di Ente ma, soprattutto, strategia di Rete che prende in carico in modo globale il percorso diagnostico-assistenziale del paziente oncologico.In quest’ottica però è essenziale essere preparati a cedere qualcosa per far funzionare la Rete territoriale o, come direbbe Porter, a “scegliere cosa non fare”.I punti della Rete, quindi, devono differenziarsi per le funzioni svolte e costruire assieme gli strumenti di lavoro per garantire il Percorso diagnostico-assistenziale del singolo malato oncologico”.

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