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Riabilitazione a casa per pazienti cronici attraverso SIDERA^B

La sperimentazione è già in corso e i pazienti con patologie croniche di particolare rilevanza che devono svolgere attività riabilitative in modo costante, oggi, lo possono fare a casa.

È la piattaforma SIDERA^B a garantire la continuità di cura al domicilio, supportata da tecnologie innovative, per persone con bronco-pneumopatia cronica ostruttiva, malattia di Parkinson e patologie neurodegenerative, scompenso cardiaco cronico.

Per loro la possibilità di attività riabilitative personalizzate a casa, sotto il costante monitoraggio degli operatori sanitari in merito al grado di aderenza al programma, ma anche di alcuni parametri vitali. Il sistema fornisce, infatti, la possibilità di modificare in tempo reale il piano riabilitativo del paziente, in caso di difficoltà o problematiche.

In questo momento di emergenza, tutti i pazienti che stanno utilizzando la piattaforma SIDERA^B, stanno proseguendo lo studio, monitorati da remoto dai clinici, senza rischi per gli stessi e senza un’interruzione del servizio, come stanno purtroppo sperimentando i pazienti cronici che seguono un percorso riabilitativo e di cura tradizionale.

Chi necessita, infatti, di riabilitazione ambulatoriale oggi non può vedersi garantito il servizio; chi, invece, è degente, all’interno delle strutture riabilitative, non può essere visitato dai parenti, con un negativo impatto psicologico.

In situazioni di crisi come quella attuale, l’implementazione di simili soluzioni tecnologiche e digitali diventa essenziale per modificare il paradigma di cura e garantire il normale controllo e monitoraggio dei pazienti che, altrimenti, sarebbe rallentato o addirittura bloccato. Soluzioni basate sulla telemedicina consentono di liberare preziose risorse all’interno dell’ospedale, per fornire la possibilità di avere un maggiore focus proprio sui pazienti affetti da COVID – 19 e per riorganizzare i processi ospedalieri interni, nonché evitando il più possibile l’eventuale contagio tra pazienti COVID – 19 e non.

Le possibilità tecnologiche con monitoraggio a distanza, grazie alla presenza di dispositivi che garantiscono una costante tracciabilità e un invio di dati paziente, potrebbero consentire agli operatori di seguire contemporaneamente più pazienti da remoto: in caso di improvviso aggravamento presso il proprio domicilio, gli operatori sono in possesso di tutte le informazioni utili per intervenire tempestivamente e programmare eventualmente un accesso ospedaliero, pianificando adeguatamente i percorsi, dunque con una maggiore sicurezza per i pazienti e per le strutture sanitarie.

Utopico che si possa ampliare l’attuale livello di applicazione di tali soluzioni smart anche alla cura dei pazienti? “Niente affatto, anzi, siamo in presenza di un vero e proprio cambio del modello di cura che può portare solo vantaggi, sia ai pazienti sia alle organizzazioni sanitarie. Si chiama telemedicina ed è l’insieme di tecniche mediche che, unitamente alle applicazioni tecnologiche e digitali, permette di garantire prestazioni sanitarie e socio-sanitarie a distanza, non solo quindi in ambito riabilitativo, ma per molte e differenti patologie”, annotano Elisabetta Garagiola, Marzia Bonfanti ed Emanuela Foglia del Centro sull’Economia e il Management nella Sanità e nel Sociale della LIUC Business School.

“In questa situazione di emergenza globale, tale soluzione potrebbe essere estesa anche per le visite di controllo urgenti e non procrastinabili: con sistemi a distanza, si eviterebbero il più possibile gli accessi in ospedale eliminando situazioni pericolose di contagio e garantendo al tempo stesso la continuità di servizio che manca in questo momento storico”.

La nostra Università è parte integrante della valutazione e proposta di soluzioni tecnologiche avanzate, proattive verso il cambiamento di paradigma di cura. Siamo coinvolti nella valutazione economica, organizzativa e di sostenibilità del sistema di teleriabilitazione attraverso il progetto SIDERA^B, con un ampio partenariato multidisciplinare caratterizzato da partner industriali e di ricerca e al coinvolgimento di una estesa rete territoriale di stakeholder, Aziende Socio Sanitarie Territoriali e Agenzie di Tutela della Salute.

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