Al San Bortolo di Vicenza il monitoraggio delle aritmie avviene via app

Monitorare in tempo reale, con una pratica app sul cellulare, come sta funzionando il proprio cuore e trasmettere i dati al cardiologo di fiducia, che in caso di malessere improvviso potrà verificarli e rassicurare il paziente sull’assenza di una situazione di rischio, o al contrario invitarlo a chiedere immediatamente soccorso. Da qualche giorno tutto questo è realtà alla Cardiologia del San Bortolo di Vicenza, dove per la prima volta in un ospedale pubblico in Veneto è stato impiantato su un paziente un sistema di rilevamento delle aritmie di nuova generazione, in grado appunto non solo di restare costantemente collegato alla centrale di controllo del reparto vicentino, ma anche di rendere i dati raccolti immediatamente consultabili dallo specialista qualora il paziente avvertisse una sensazione anomala.
«I sistemi di monitoraggio impiantabili – spiega il dott. Angelo Ramondo, direttore dell’U.O.C. di Cardiologia del S. Bortolo – non sono una novità assoluta: vengono utilizzati da tempo per studiare nel lungo periodo le aritmie irregolari, che possono sfuggire anche ad un esame holter sulle 24 ore. Per la prima volta, però, in caso di necessità il paziente può inviare in tempo reale i dati rilevati».
Normalmente, infatti, con questo tipo di dispositivi il controllo e l’eventuale invio dei dati viene effettuato solo durante la notte, utilizzando un apposito trasmettitore che il paziente deve tenere sul proprio comodino. Con questa tecnologia, invece, non solo il trasmettitore non è più necessario, in quanto è sufficiente lo smartphone del paziente, ma quest’ultimo può partecipare attivamente al percorso diagnostico, registrando i sintomi sullo smartphone, segnalando eventi come svenimenti o altre situazioni anomale e attivando una trasmissione in tempo reale in caso di necessità. Inoltre i pazienti possono anche confermare la trasmissione dei dati al medico e ricevere avvisi automatici se hanno tralasciato una trasmissione programmata.
Il tutto grazie a una “scatolina” di dimensioni molto contenute – appena 49 millimetri di lunghezza, 9,4 millimetri di larghezza e 3,1 millimetri di spessore – che viene inserita sotto la cute, nel torace, con un’operazione estremamente semplice: per il suo impianto e la successiva medicazione sono sufficienti 10 minuti. A quel punto il dispositivo inizia a registrare automaticamente le informazioni cardiache essenziali, che vengono lette dalla App installata sullo smartphone del paziente e trasmesse alla Cardiologia. Tutto questo per un periodo di tempo che può arrivare fino a due anni. In questo modo, i dati raccolti consentono di identificare anche le aritmie cardiache più difficili da rilevare, compresa la fibrillazione atriale.
«Una volta raccolti tutti i dati necessari – conclude il dott. Ramondo – siamo in grado di comprendere con precisione la causa dell’aritmia e quindi di intraprendere il percorso terapeutico più adatto, sempre privilegiando un approccio di tipo mini-invasivo».

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