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Virginio Salvi è il nuovo direttore di Psichiatria dell’ASST Crema

“Vorrei far capire che la psichiatria non è la cenerentola delle scienze mediche. La ricerca in questo settore è molto attiva. Non bastano due parole per generare benessere, serve attenzione, empatia, studio ed innovazione tecnologica”. Dallo scorso 2 novembre Virginio Salvi è il nuovo direttore dell’unità operativa di Psichiatria ed è anche a capo del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASST Crema.

Professore universitario e ricercatore clinico, vanta una lunga esperienza in vari reparti di degenza, servizi territoriali e comunità terapeutiche. Si è occupato della gestione dei disturbi mentali della popolazione tanto in età adulta, quanto in adolescenza. “Mi piacerebbe portare a Crema, parte di quello che sono: un ricercatore clinico, all’opera per trovare sempre nuove soluzioni per la cura delle persone con fragilità. Attualmente sono diversi i farmaci in fase di sperimentazione che consentiranno di curare sempre meglio”. A misura. “Innovare non significa cambiare, ma integrare la ricchezza della realtà cremasca con nuove conoscenze”.

A Crema “ho trovato un’equipe preziosa, coinvolta nell’assistenza e nella presa in cura di ciascuno dei pazienti, tanto nei servizi territoriali, quanto in reparto. Una realtà coesa con il territorio e per questo capace di proporre modalità di cura alternative, volte a limitare l’ospedalizzazione. Ho trovato anche una psichiatria in sofferenza soprattutto nel periodo estivo e in autunno, ma ho colto il desiderio della direzione aziendale di trovare una pronta soluzione per un presidio importante per la città”. La piaga della carenza dei professionisti della salute mentale si estende sul territorio nazionale: “I bandi di concorso spesso vanno deserti. Nel 2023 sono in programma concorsi aggregati tra varie ASST per attrarre più persone, in attesa, nei prossimi anni, di veder incrementare il numero di specialisti”.

In città prosegue un lavoro di cura quotidiano, animato da “un ascolto attento, empatico e rispettoso: è il baluardo fondamentale per ogni consulto psicologico o psichiatrico. Qui è stato fatto negli anni un importante di destigmatizzazione dei servizi di salute mentale. Fondamentale da questo punto di vista è l’apporto delle associazioni e della rete tra ospedale e territorio. Tanti sono i progetti attuati in sinergia, che offrono a tutti i nostri pazienti, anche a quelli più gravi, importanti opportunità di inclusione sociale”. Dimostrazione concreta di come la psichiatria non sia un mondo a parte, “non sia cosa d’altri, ma cosa di tutti”. La strada da fare per combattere il pregiudizio è ancora tanta: “In Italia, soprattutto nei piccoli paesi, lo stigma è profondissimo e porta le persone con un disagio curabile a non accedere ai servizi di salute mentale per timore di essere giudicati. Spesso si fa ancora spazio l’idea che ad occuparsi di queste problematiche debba essere il neurologo, ma non è così. La questione è, prima di tutto, culturale”.

Da qui l’idea di una psichiatria che si faccia sempre più prossima alla cittadinanza, facendo ricorso a moderni mezzi di comunicazione: “il Covid ha imposto modalità di consulenza da remoto. Ora, questa, è un’eredità che stiamo coltivando con la proposta di progetti voluti da regione Lombardia in telemedicina per utenti del Servizio Dipendenze e del Centro psico sociale. Anche nel nostro settore l’innovazione tecnologica può essere d’aiuto, senza sacrificare l’aspetto relazionale”. Dopo gli incontri conoscitivi in presenza, alcuni momenti di confronto “possono svolgersi a distanza. Perché ciò che conta è l’approccio, non il mezzo. È importante che la persona si senta accolta. E ciò può avvenire anche davanti ad uno schermo”.

Per rendere i luoghi di cura più accoglienti, tanti sono i progetti in pista. “Il reparto ospedaliero, sede del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, verrà presto inaugurato. Sarà un fiore all’occhiello: luminoso, detensivo, un posto adeguato per venire incontro ad uno dei momenti più critici di vita di una persona”. La sede di via Medaglie d’oro, attualmente sede di Cps e Comunità riabilitativa ad alta assistenza, sarà oggetto di ristrutturazione in primavera. Tra le novità anche il progetto per il nuovo Centro di Salute Mentale in prossimità dell’ospedale. E poi la Casa della Comunità in via Gramsci rappresenta “un’ulteriore occasione di relazione tra i servizi di salute mentale ed il territorio, un luogo dove il comparto sanitario e sociosanitario sappiano davvero farsi vicini alle persone”.

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