Uno studio sul trapianto di midollo osseo in pazienti Covid-19 positivi

Porta la firma del team di Ricerca delle professioni sanitarie dell’Ausl di Piacenza lo studio dedicato al trapianto di midollo osseo in pazienti positivi al Covid-19, presentato all’ultima edizione del congresso dell’European society for blood and marrow transplantation di Firenze, dedicato alle terapie cellulari.

Lo studio qualitativo sull’esperienza degli operatori sanitari è stato condotto da Nicole Cassinari, Rosalba Cipolla, Maurizio Beretta – che, con la collaborazione di Giangiuseppe Scopelliti, ha avuto un ruolo determinate per la realizzazione del poster – Vincenzo Matteo Quitadamo, Giovanna Casella, Claudia Manini, Lorella Cappucciati e dal direttore assistenziale Andrea Contini. La ricerca indaga le percezioni e le sfide affrontate dagli operatori sanitari nella gestione di pazienti con doppia vulnerabilità: l’infezione virale e la malattia ematologica trattata con trapianto.

“Il Covid ha imposto sfide senza precedenti ai servizi sanitari, compresi i centri trapianti – sottolinea Nicole Cassinari, una delle firmatarie dello studio – Con questa ricerca abbiamo esplorato le esperienze degli operatori sanitari coinvolti nella cura dei pazienti positivi al virus e sottoposti a trapianto di midollo osseo al Centro trapianti di Piacenza. Un’esperienza che ha avuto un impatto profondo sugli operatori, spingendoli a riflettere sul proprio ruolo e sulle proprie responsabilità durante la pandemia”.

Sono state condotte interviste anonime a infermieri e medici. I risultati preliminari evidenziano un significativo carico emotivo, legato alle preoccupazioni per la sicurezza dei pazienti, all’autoprotezione e alla complessità nell’aderire ai rigidi protocolli di sicurezza. La gestione del Covid nell’ambito del trapianto di midollo osseo ha comportato sfide cliniche e organizzative inedite. Tuttavia, nonostante lo stress, i partecipanti hanno sottolineato l’importanza del lavoro di squadra e della collaborazione tra colleghi. Inoltre, la formazione continua sull’uso dei dispositivi di protezione individuale si è rivelata essenziale per garantire la sicurezza e creare fiducia tra il personale.

Lo studio rientra tra le numerose ricerche che il team di Ricerca delle professioni sanitarie sta portando avanti in questi anni.

“La ricerca è miglioramento costante, crescita personale e professionale, innovazione. È il fondamento di una sanità di qualità, che si impegna a evolversi e a creare nuove prospettive – sottolinea Cappucciati – Questo percorso nasce dalla volontà di sviluppare un modello organizzativo trasversale e circolare, capace di includere tutte le professioni sanitarie con l’obiettivo di acquisire, mantenere e sviluppare competenze nell’ambito della ricerca, della progettazione e dell’innovazione professionale. Il progetto nasce nel 2021 per formare ed ingaggiare i professionisti di tutte le professioni sanitarie a impegnarsi nella realizzazione di studi di ricerca nell’ambito di competenza. Fin dall’inizio abbiamo anche coinvolto attivamente le Università per il tutoraggio di tesi degli studenti nell’ambito della ricerca e dell’innovazione progettuale. Oggi presentiamo un quadro che vede 72 studi attivi, rispetto ai 14 dell’epoca pre-Covid. Il supporto del dottor Contini è per noi fondamentale, oltre a rappresentare una conferma della validità della nostra missione: migliorare la qualità della vita dei pazienti in termini fisici, psicologici e sociali”.

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