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Un nuovo Fibroscan per lo studio del fegato alla Gastroenterologia del Burlo

Si è tenuto nella sala della Biblioteca scientifica del Burlo l’incontro di ringraziamento fra la Direzione Strategica del Burlo, rappresentata dal Direttore amministrativo dottoressa Serena Sincovich e il dottor Francesco Slocovich membro dell’International advisory board della Fondazione in rappresentanza del dottor Peter Goop presidente del consiglio di Fondazione della Beneficentia Stiftung di Vaduz, grazie a una cui donazione di 44.500 euro è stato possibile acquistare un Fibroscan, avanzato strumento diagnostico a ultrasuoni che il Burlo è uno delle prime strutture pediatriche italiane ad acquisire. All’incontro erano presenti, in rappresentanza dei clinici che utilizzeranno la nuova apparecchiatura il professor Egidio Barbi direttore della Clinica Pediatrica, la dottoressa Grazia Di Leo, responsabile della Gastroenterologia e Nutrizione Pediatrica e la dottoressa Chiara Zanchi, dirigente medico della Gastroenterologia.

«Attraverso lo sviluppo della digitalizzazione in sanità – ha dichiarato il direttore generale dell’Irccs Materno Infantile “Burlo Garofolo”, Stefano Dorbolò – il futuro della medicina si sta sempre più delineando facendo emergere gli aspetti positivi dell’alleanza uomo/macchina. Grazie a questa importante donazione, per la quale sento di esprimere grande riconoscenza a Beneficentia Stiftung, nelle persone del dottor Francesco Slocovich e del dottor Peter Goop, l’Istituto si è potuto dotare di una tecnologia all’avanguardia in grado di dare risposte atte a evitare procedure più invasive a beneficio in primis del paziente che non dovrà subire conseguenze post-operatorie, ma anche dell’intera collettività in termini di uso efficiente delle risorse disponibili. Un ringraziamento particolare va anche alla dottoressa Di Leo e al suo staff medico e sanitario per la professionalità con cui svolgono ogni giorno il proprio lavoro al servizio della nostra giovane utenza».

Da parte sua, Francesco Slocovich ha ricordato come la Beneficentia Stiftung «abbia analizzato con attenzione la richiesta di donazione che corrisponde ai criteri di attività della fondazione che promuove, in Lichtenstein e in Italia, opere caritatevoli, umanitarie e sociali, attività di assistenza a favore di bambini, malati, anziani, e disabili, scienze umanistiche e naturali inclusa la ricerca nel campo medico, l’arte e la cultura nel senso più ampio e abbia pertanto deciso di finanziare l’acquisto del Fibroscan nella convinzione che possa essere quanto mai utile a migliorare e semplificare le cure a favore dei bambini e delle bambine ricoverati e seguiti dal Burlo».
Secondo quanto spiegato dalla dottoressa Grazia Di Leo, il Fibroscan consente un esame diagnostico per la valutazione della fibrosi epatica, la cicatrizzazione che può provocare la cirrosi epatica e che è conseguenza di malattie epatiche, anche nei bambini. Nello specifico lo strumento è composto da una sonda a ultrasuoni montata su un sistema vibrante, simile a quello dell’ecografia che, posizionata sulla cute della parte destra del torace, genera un impulso che emette ultrasuoni che attraversano la struttura epatica e ne verificano l’elasticità. La sonda è, poi, collegata a un computer che calcola la velocità con cui le vibrazioni raggiungono il fegato e le traduce in un numero: più il fegato è danneggiato, quindi “meno elastico”, più il numero registrato aumenta.
«Il Fibroscan – ha chiarito la responsabile della Gastroenterologia del Burlo – è un esame non invasivo, non pericoloso e del tutto indolore, ma molto utile per monitorare la progressione del danno epatico. Questo apparecchio, ormai diffuso nell’ambito del paziente adulto, non è così comune nei centri pediatrici, tanto che i bambini devono essere inviati a strutture dell’adulto per eseguire questo tipo di esame. In Italia, quindi – ha concluso la dottoressa Grazia Di Leo -, siamo tra i primi centri pediatrici ad acquisire questa tipologia di strumento e ciò ci permetterà di evitare il ricorso a biopsie epatiche in molti bambini, seguiti presso il nostro Istituto per alterazioni epatiche in malattie epato–biliari croniche, infiammatorie, nella fibrosi cistica, nei pazienti oncologici e nei trapiantati di midollo».

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