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Treviglio: primo intervento per trattare un paziente fragile con un “cuore artificiale temporaneo”

La Cardiologia dell’Ospedale di Treviglio-Caravaggio ha impiantato, nelle scorse settimane, una sorta di “cuore artificiale temporaneo” per permettere all’équipe medica di intervenire su delle arterie coronarie severamente compromesse.

L’intervento rappresenta un grande passo in avanti per il trattamento delle malattie cardiache gravi in pazienti dal “cuore fragile”.

È la prima volta che nella provincia di Bergamo un “cuore artificiale” viene usato come dispositivo di assistenza interventistica. Si tratta di un apparecchio tecnologico che, lavorando in sincronia con il cuore originale del paziente, ha consentito di effettuare un intervento delicato.

“L’evoluzione della medicina negli ultimi anni è stata fortemente legata al progresso tecnologico che ha permesso la messa a punto di dispositivi medicali in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti – spiega il Direttore Generale dell’ASST Bergamo Ovest – È per la nostra struttura un piacere annunciare che grazie a questo apparecchio e all’impegno dei nostri professionisti, l’Ospedale di Treviglio- Caravaggio, dimostra di essere ancora una volta un’eccellenza cardiologica, a livello lombardo”.

L’intervento è avvenuto nella sala dell’emodinamica dell’Ospedale di Treviglio – Caravaggio, sotto la guida del Dottor Mauro Rondi, Responsabile della Cardiologia, che mostra soddisfazione dichiarando: “Il dispositivo che abbiamo impiantato, l’iVAC 2L è una mini-turbina collegata ad una pompa a membrana extracorporea, che aspira attivamente il sangue dal ventricolo sinistro aiutandolo nella sua funzione soprattutto nei momenti di maggiore criticità. La novità è il flusso pulsantile e non continuo, sincronizzato sul movimento della valvola aortica, sia in apertura sia in chiusura”.

“Questi nuovi dispositivi di assistenza – prosegue il Direttore Sanitario dell’ASST Bergamo Ovest – possono dare un’opportunità di cura anche ai pazienti più fragili con disfunzioni cardiache che fino ad oggi non potevano essere trattati per l’elevato rischio associato all’intervento. Ciò che fa piacere è che grazie a questo dispositivo e all’impegno dei nostri professionisti il paziente ha ripreso una vita sostanzialmente normale”.

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