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In occasione del 63° Congresso dell’American Society of Hematology, tenutosi dall’11 al 14 dicembre, Roche ha presentato i risultati positivi di due studi clinici per il trattamento dell’emofilia A e del Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B precedentemente non trattato.

Dall’analisi ad interim dello studio di fase III HAVEN 6, emicizumab ha dimostrato un profilo di sicurezza favorevole e un controllo efficace dei sanguinamenti in pazienti con emofilia A lieve o moderata senza inibitori del fattore VIII.  Mentre il trattamento e la gestione dell’emofilia A grave sono ormai consolidati, esistono poche informazioni e linee guida terapeutiche sull’emofilia A lieve e moderata. Tale carenza può tradursi nella diagnosi mancata o tardiva degli episodi emorragici. Considerando che questa popolazione non può avvalersi di trattamenti preventivi, è possibile che debba sostenere un carico clinico peggiore: meno del 30% dei pazienti con emofilia A lieve o moderata conduce una vita senza sanguinamenti. 

“Siamo lieti di constatare che emicizumab continua a dimostrare benefici in altre popolazioni con emofilia A, indipendentemente dalla gravità della malattia – ha dichiarato Levi Garraway, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche – Le evidenze cliniche relative a emicizumab provengono da uno dei più ampi programmi registrativi di sperimentazione clinica sull’emofilia A con e senza inibitori del fattore VIII. Ribadiamo il nostro impegno a collaborare con la comunità dell’emofilia al fine di approfondire l’efficacia e la sicurezza di emicizumab in popolazioni più ampie”.

HAVEN 6 è uno studio di fase III volto a valutare la sicurezza, l’efficacia, la farmacocinetica e la farmacodinamica di emicizumab in pazienti con emofilia A lieve o moderata senza inibitori del fattore VIII. Quest’analisi ad interim ha incluso i dati di 71 pazienti, dei quali 20 erano affetti da emofilia A lieve senza inibitori del fattore VIII e 51 da emofilia A moderata senza inibitori. Al basale 37 pazienti erano sottoposti a profilassi con fattore VIII.

Quest’analisi ad interim è stata condotta dopo che 50 pazienti con emofilia A moderata hanno concluso almeno un follow-up di 24 settimane o sono usciti dallo studio. Il cut-off dei dati è stato fissato per il 16 aprile 2021. Questi dati dimostrano che, nello studio HAVEN 6, emicizumab ha  un profilo di sicurezza favorevole e un controllo efficace dei sanguinamenti: l’80,3% dei pazienti non ha manifestato episodi di sanguinamento che hanno necessitato di trattamento, mentre il 90,1% non ha manifestato sanguinamenti articolari che hanno necessitato di trattamento. I tassi di sanguinamenti annualizzati sono rimasti bassi, in linea con le osservazioni segnalate in precedenza per gli studi HAVEN 1-4. Inoltre, dei 50 pazienti di età uguale o superiore a 12 anni che hanno risposto al questionario EmiPref, 48 hanno preferito emicizumab rispetto al trattamento precedente, uno ha preferito il vecchio trattamento e uno non ha espresso alcuna preferenza.

Gli eventi avversi più comuni che hanno interessato almeno il 10% dei soggetti nello studio HAVEN 6 sono stati cefalea e reazioni a livello del sito. Undici pazienti hanno segnalato AE correlati a emicizumab, dei quali il più comune sono state le ISR. Al cut-off dei dati nello studio non sono stati registrati decessi né casi di microangiopatia trombotica o eventi trombotici gravi, il che rafforza il profilo di sicurezza favorevole di emicizumab.

Nell’area dell’onco-ematologia Roche ha presentato i risultati dello studio di fase 3 POLARIX, simultaneamente pubblicati sul NEJM, che ha messo a confronto polatuzumab vedotin in combinazione con rituximab più ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone rispetto all’attuale standard di cura della prima linea, che prevede la combinazione di rituximab più ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone. Durante la Late-Breaking Abstracts Session del Congresso sono state infatti illustrate le evidenze che dimostrano come polatuzumab vedotin, in combinazione con il regime chemioterapico R-CHP, rappresenti il primo trattamento che in 20 anni ha portato un beneficio clinico addizionale rispetto all’attuale standard di terapia con una riduzione del rischio di progressione della patologia o morte del 27%, in pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B precedentemente non trattati.

“Circa il 40% dei pazienti con questo linfoma aggressivo sperimenta una recidiva o mostra refrattarietà al trattamento di prima linea e, a quel punto, deve affrontare una prognosi infausta, con opzioni di cura limitate. Il bisogno ancora insoddisfatto è quindi ancora elevato – ha affermato Levi Garraway, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development. “Con questo regime, avremo la possibilità di cambiare il decorso della malattia per le persone affette da DLBCL, per cui stiamo collaborando con le autorità sanitarie di tutto il mondo per rendere disponibile questa importante nuova opzione di trattamento il prima possibile”.

I primi dati di efficacia e sicurezza dello studio registrativo di fase III POLARIX hanno dimostrato un miglioramento significativo della PFS grazie alla combinazione di polatuzumab vedotin con il regime immuno-chemioterapico R-CHP rispetto a R-CHOP in pazienti con DLBCL in prima linea, dopo un follow-up mediano di 28,2 mesi. La PFS è un endpoint clinicamente rilevante per i pazienti con DLBCL non precedentemente trattati in quanto è espressione degli obiettivi principali della prima linea di trattamento: evitare la recidiva, la progressione della malattia e la morte. Il profilo di safety della combinazione polatuzumab vedotin con il regime immuno-chemioterapico R-CHP è risultato in linea con quello del noto R-CHOP.

L’endpoint primario dello studio è stato quindi raggiunto, consentendo alla ricerca Roche di compiere un importante passo avanti verso l’obiettivo di offrire al più ampio numero di pazienti con DLBCL concrete prospettive di guarigione.

In occasione del Congresso sono stati presentati inoltre i dati relativi ai significativi benefici di mosunetuzumab per i pazienti con linfoma follicolare recidivante/refrattario, una forma di linfoma non-Hodgkin indolente, ma soggetta a plurime recidive. I risultati dello studio registrativo di fase I/II GO29781 hanno dimostrato che mosunetuzumab induce risposte complete e durature che vengono mantenute per almeno 18 mesi in pazienti pesantemente pretrattati che hanno ricevuto almeno due precedenti trattamenti sistemici. Con un tasso di risposta completa pari al 60%, la durata di risposta mediana è di 22.8 mesi; la progression-free survival mediana è risultata essere di 17.9 mesi. L’evento avverso più frequente era la sindrome da rilascio citochinico, che è stata di grado lieve o moderato nella maggior parte dei casi.

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