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Recuperare il cammino dopo un ictus, progressi promettenti dalla ricerca

Prosegue con risultati incoraggianti il progetto di ricerca PoCH-Rehab avviato al Centro IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano della Fondazione Don Gnocchi, con finanziamento dal ministero della Salute nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Lo studio, dedicato alla riabilitazione del cammino nelle persone colpite da ictus, rappresenta un esempio concreto di come la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica siano da sempre parte integrante della missione della Fondazione.

Il progetto si concentra sullo sviluppo e sulla validazione clinica di un sistema robotico ibrido che integra un esoscheletro per l’arto inferiore con la stimolazione elettrica funzionale. Un approccio innovativo che mira a superare i limiti dell’impiego del solo esoscheletro, favorendo un più efficace recupero del cammino grazie a una maggiore attivazione muscolare e a un miglioramento dei parametri locomotori.
Coordinato dall’ingegner Maurizio Ferrarin, responsabile del LAMoBiR – Laboratorio di Analisi del Movimento e Bioingegneria della Riabilitazione, il progetto nasce da una collaborazione pluriennale tra la Fondazione Don Gnocchi e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, a conferma del valore delle sinergie tra competenze cliniche e tecnologiche di eccellenza. Un lavoro di squadra che rafforza il ruolo della Fondazione come ponte tra ricerca avanzata e applicazione clinica.

È attualmente in corso la fase di validazione clinica del sistema ibrido, che prevede l’arruolamento di 25 persone con esiti di ictus e difficoltà nella deambulazione. I primi dati raccolti, oggi in fase di analisi, risultano promettenti e confermano le aspettative di un recupero funzionale più efficace rispetto all’utilizzo della sola assistenza robotica. I risultati finali saranno presentati in contesti scientifici nazionali e internazionali, contribuendo allo sviluppo di protocolli riabilitativi sempre più basati sull’evidenza.
All’interno del progetto è già stato pubblicato un primo lavoro scientifico su rivista internazionale, che evidenzia come l’impiego di sistemi robotici nel training del cammino possa migliorare la qualità della vita e l’autonomia delle persone anziane colpite da ictus.

È inoltre previsto un confronto multicentrico con i dati raccolti dall’INRCA di Cosenza, utile a valutare in modo rigoroso il valore aggiunto della stimolazione elettrica funzionale integrata.
Il progetto PoCH-Rehab si inserisce nel più ampio impegno della Fondazione Don Gnocchi nel promuovere una riabilitazione sempre più personalizzata, efficace e orientata alla persona. Attraverso la ricerca e l’adozione di tecnologie innovative, la Fondazione continua a investire nello sviluppo di soluzioni capaci di migliorare concretamente la qualità delle cure e la vita delle persone più fragili, confermando la propria vocazione a coniugare scienza, innovazione e attenzione alla dimensione umana della cura.

La sperimentazione clinica del progetto PoCH-Rehab è tuttora in corso. Ad oggi, una parte dei partecipanti ha già completato o sta completando il percorso riabilitativo previsto, ma il contributo di nuovi pazienti è essenziale per portare a termine lo studio e consolidare i risultati scientifici.
Possono candidarsi persone maggiorenni con problematiche locomotorie conseguenti a ictus ischemico o emorragico, in possesso dei requisiti clinici previsti dal protocollo di ricerca. Chi fosse interessato a partecipare può contattare il team di ricerca del LAMoBiR del Centro IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano scrivendo all’indirizzo lamobir@dongnocchi.it, indicando nell’oggetto della mail “Studio PoCH-Rehab”
La partecipazione allo studio rappresenta non solo un’opportunità di accesso a percorsi riabilitativi innovativi, ma anche un contributo concreto al progresso della ricerca scientifica, a beneficio di tutte le persone che affrontano le conseguenze di un ictus. Un impegno che la Fondazione Don Gnocchi porta avanti da sempre, mettendo la ricerca e l’innovazione tecnologica al servizio della cura e della qualità della vita delle persone più fragili.

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