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PROTEGGIMI: un progetto di ricerca sulla fragilità maschile al nuovo coronavirus

Sappiamo che COVID-19 colpisce più duramente gli uomini che le donne: un progetto di ricerca targato San Raffaele indagherà il ruolo del testosterone.

I dati resi disponibili dall’Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro e riflettono una situazione già emersa nei primi studi realizzati in Cina: l’infezione da nuovo coronavirus colpisce più duramente il sesso maschile di quello femminile.

Un progetto di ricerca dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, con il sostegno economico del Gruppo Prada, cercherà di spiegare questa disparità tra i sessi concentrandosi sul ruolo del testosterone e sull’impatto che l’infezione da SARS-Cov-2 ha sull’equilibrio ormonale dei pazienti.

Il progetto, denominato PROTEGGIMI, coinvolgerà anche diversi gruppi di ricerca Italiani ed Europei e sarà coordinato da Andrea Salonia, direttore di URI, l’Istituto di Ricerca Urologica e professore ordinario presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

Secondo gli ultimi dati dell’ISS, aggiornati al 13 aprile, gli uomini contano il 66% dei decessi per COVID-19 in Italia, una percentuale che cresce al diminuire della fascia d’età. Gli uomini sono anche quelli che più spesso hanno bisogno del ricovero: su un campione di 1.591 pazienti ricoverati in terapia intensiva in Lombardia, l’82% è di sesso maschile.

A spiegare almeno in parte questa disparità di impatto potrebbero essere gli ormoni sessuali e il testosterone in particolare. “Non solo perché sappiamo che il testosterone ha un ruolo nel modulare la risposta immunitaria, ma perché i testicoli – responsabili della produzione dell’ormone negli uomini – sono insieme ai polmoni tra gli organi che mostrano una maggiore espressione del recettore ACE2, usato dal nuovo coronavirus per entrare nelle cellule”, spiega Andrea Salonia.

È lecito dunque aspettarsi che l’infezione possa anche interferire direttamente con la produzione di testosterone.

Il progetto si propone innanzitutto di costruire un registro europeo di dati epidemiologici su COVID-19 disaggregati per sesso.

“Poter studiare i dati clinici di uomini e donne in modo distinto è fondamentale per capire di più di qualsiasi malattia, non solo dell’infezione da nuovo coronavirus – continua Salonia, che è membro del centro di ricerca sulla medicina di genere dell’Università Vita-Salute San Raffaele -. Per ragioni sia biologiche sia culturali, infatti, uomini e donne sono affetti dalle malattie in modo diverso”.

Attraverso la raccolta di dati clinici a lungo termine sui livelli di testosterone e di altri ormoni sessuali nei pazienti con COVID-19, i ricercatori puntano a studiare due fenomeni tra loro legati.

Da un lato, attraverso il paragone con un gruppo di controllo composto da soggetti sani, sarà possibile capire se i livelli di testosterone siano correlati alla gravità della malattia, e come.

Dall’altro, sarà possibile valutare se i testicoli sono effettivamente un organo colpito in modo particolare dal virus, cosa che potrebbe avere impatti a lungo termine sullo stato di salute endocrino e generale del maschio, oltre che sulla capacità riproduttiva dei soggetti che abbiano superato la malattia.

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