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Si sono conclusi i lavori per la realizzazione della nuova centrale tecnologica di Openzone, che si inserisce nel piano di espansione del campus della salute, che coprirà una superficie di 37.000 metri quadrati entro il 2021, grazie a un investimento complessivo di 65 milioni di Euro.              

Ad oggi, OpenZone è sede di 29 imprese tra cui importanti realtà biotecnologiche, farmaceutiche e di terapia genica avanzata, fortemente orientate alla ricerca e all’innovazione, con competenze qualificate e riconosciute a livello internazionale, dispone di 16.500 mq dedicati ad uffici, 10.500 mq di laboratori e ospita 600 persone, che diventeranno 1.200 nei prossimi 2 anni.

La nuova centrale, vera e propria cabina di regia che regola i fabbisogni energetici di OpenZone, è stata realizzata, testata e avviata nei tempi previsti grazie ad uno sviluppo della progettazione in ambiente BIM e a un coordinamento efficace, consentendo la transizione dalla vecchia alla nuova centrale senza alcuna interruzione del servizio per le imprese del campus, che oggi possono beneficiare di un sistema di ultima generazione, realizzato per rispondere in modo ottimale alle esigenze derivanti dalla gestione di laboratori sofisticati.

Data la complessità del progetto, l’appalto è stato suddiviso in oltre 25 contratti di fornitura e in 5 appalti per l’assemblaggio delle apparecchiature e degli impianti, selezionati secondo accurati parametri di qualità, efficienza e affidabilità.

Il risultato è una riduzione attesa sia del consumo annuo di petrolio, che delle emissioni di CO2, con una diminuzione dei costi del 40% circa rispetto ad una soluzione tradizionale.

L’impegno di OpenZone per la tutela ambientale ha in realtà radici profonde. Già nel 2014 venne infatti decisa la riqualificazione impiantistica della centrale esistente, puntando su fonti rinnovabili e sostenibilità, adottando soluzioni innovative, come pompe di calore ad alta efficienza condensate ad acqua di falda, in grado di produrre energia termica e frigorifera ad alto rendimento e impatto ridotto durante tutti i mesi dell’anno. Si passò inoltre a pozzi di tipo geotermico di nuova realizzazione, si sostituirono i gruppi frigoriferi e si eliminarono le torri evaporative, così come la centrale termica a gas metano, mantenuta solo per il funzionamento in caso di emergenza. Con l’occasione si realizzò un impianto di recupero del calore dall’aria espulsa dai laboratori durante la stagione invernale e un impianto di preraffreddamento dell’aria immessa nei laboratori durante la stagione estiva, mediante utilizzo dell’acqua di falda. Con queste misure si ottennero l’azzeramento del consumo di gas metano per le caldaie, un risparmio di energia primaria di oltre 600 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno e una diminuzione di emissione di CO2 di 700 tonnellate all’anno.

Nel 2018, una volta pianificato l’ampliamento del campus, OpenZone ha approvato un ulteriore investimento per trasferire la vecchia centrale in un nuovo edificio, con la sostituzione di tutte le apparecchiature: è nata così la nuova centrale tecnologica che garantisce efficienza energetica e sostenibilità.

Il cammino prosegue ora con la realizzazione di due torri con spazi dedicati a laboratori di ricerca tecnologicamente avanzati e a progetti imprenditoriali per startup con soluzioni innovative nel campo della salute.

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