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Per il 63% dei cittadini la capillarità dell’assistenza sul territorio è fondamentale

Quali sono gli ambiti in cui bisognerebbe investire, secondo i cittadini, per avere una sanità più efficiente in futuro? La capillarità dell’assistenza sul territorio è indicata come prioritaria dal 63% degli intervistati, seguita dalla prevenzione delle malattie e dalla digitalizzazione del sistema sanitario. Meno citata, ma comunque rilevante, è la ricerca clinica e farmaceutica, indicata dal 31% degli italiani. Questo quanto emerge dall’ultima indagine campionaria che YouTrend ha condotto in collaborazione con LS CUBE. L’analisi, giunta alla sua terza edizione, è condotta nell’ambito del progetto NET-HEALTH, il policy enabler ideato da LS CUBE, e ha l’obiettivo di monitorare come siano cambiate nel tempo le percezioni sull’accessibilità, sull’efficienza organizzativa, sui finanziamenti al Servizio Sanitario Nazionale e sulla digitalizzazione del sistema. Questi dati, saranno presentati durante l’evento “NET-HEALTH – Sanità in rete 2030, a Roma, il prossimo 11 dicembre presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati e proprio durante la giornata saranno esposti anche i risultati dell’indagine rivolta a parlamentari e consiglieri regionali per confrontarli con quanto sostenuto dai cittadini al fine di verificare e valutare i rispettivi sentiment relativi a temi di policy sanitaria.

Priorità, cresce l’equità territoriale. Per lo stesso campione di italiani, le priorità per la sanità da oggi al 2030 sono: lo sviluppo della medicina territoriale, la deospedalizzazione e l’assistenza medica domiciliare, mentre il 39% indica la risoluzione delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure. La formazione dei pazienti sull’utilizzo degli strumenti della sanità digitale è invece indicata dall’11% del campione. Rispetto al risultato del sondaggio condotto nel 2021, cresce di 8 punti percentuali la quota di chi considera l’equità territoriale un obiettivo centrale, mentre diminuisce l’attenzione verso la formazione digitale dei pazienti.

Ma come affrontare concretamente le disuguaglianze? Posti davanti a una scelta binaria, la percezione prevalente tra gli italiani oggetto di indagine è che il sistema sanitario possa essere migliorato ottimizzando l’uso delle risorse già disponibili, non solo aumentando i finanziamenti complessivi. I cittadini pensano infatti che il problema principale del Servizio Sanitario Nazionale risieda nell’inefficienza gestionale e nello spreco di fondi, non solo nella loro scarsità.

Per risolvere l’inefficienza gestionale e lo spreco di fondi, secondo i cittadini, la cosa migliore da fare, nella scelta tra centralizzare a livello statale le competenze in materia sanitaria o aumentare i controlli e la trasparenza sull’operato delle Regioni, è quella di imporre maggiore trasparenza sull’operato di queste ultime, mentre solo il 32% indica la centralizzazione statale come principale soluzione.

Per stimolare le Regioni a fornire un servizio sanitario più efficiente e di migliore qualità, l’introduzione di premi e incentivi come leva da parte dello Stato è considerata efficace dal 48% dei cittadini intervistati, mentre il 42% non sembra comprenderne la portata.

Queste, in breve le risposte dei cittadini al sondaggio utile a identificare i punti chiave su cui sarebbe necessario agire per migliorare la sanità pubblica, l’accesso alle cure e la loro uniformità sul territorio nazionale. Il 70% dei cittadini pensa infatti che l’accesso alle cure non sia uguale sul territorio nazionale e il 71% teme di non potersi permettere in futuro l’assistenza sanitaria necessaria, una preoccupazione che cresce tra i pensionati, tra chi ha un titolo di studio inferiore alla laurea e tra chi vive al Sud e nelle Isole. Non solo: rispetto al 2021, prima edizione di NET-HEALTH, gli italiani preoccupati di non potersi permettere l’assistenza sanitaria sono aumentati dell’11%: quattro anni fa, infatti, erano il 18%, oggi sono il 29%.

Il sondaggio di YouTrend per LS CUBE analizza poi, attraverso un focus dedicato, quale sia oggi il rapporto degli italiani con la tecnologia applicata alla sanità. La fotografia è positiva nel complesso: il 64% degli italiani si dichiara molto o abbastanza a proprio agio nell’utilizzare strumenti digitali per gestire la propria salute. Confrontando questi risultati con le rilevazioni precedenti, vediamo un aumento delle persone a proprio agio con il crescente uso della tecnologia rispetto al sondaggio del 2023, mentre si registra ancora un calo rispetto alla rilevazione del 2021, quando concordava il 77% dei rispondenti.

IA: il sentiment è positivo. Anche per quanto riguarda l’uso dell’Intelligenza Artificiale nella ricerca scientifica e nella sperimentazione clinica in ambito farmaceutico il sentiment tra gli intervistati è piuttosto positivo: il 60% approva l’impiego di questa tecnologia nella ricerca scientifica e nella sperimentazione clinica.

“Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un Paese che percepisce il proprio sistema sanitario come stretto nella morsa della sostenibilità e della diseguaglianza territoriale, ma anche desideroso di rinnovamento. Gli italiani chiedono più prossimità e prevenzione, una gestione più efficiente delle risorse e guardano con fiducia all’innovazione digitale. In questo contesto, l’intelligenza artificiale è vista come una leva importante: il 60% è favorevole al suo impiego nella ricerca scientifica e nella sperimentazione clinica in ambito farmaceutico” ha commentato Lorenzo Pregliasco di Youtrend.

Durante l’evento, oltre ai risultati dell’indagine, saranno presentati i risultati dei tavoli di lavoro che si sono tenuti negli scorsi mesi e che sono stati coordinati dal Prof. Gastone Castellani dell’Università di Bologna e dai Professori Massimo Bordignon e Gilberto Turati del Centro Interuniversitario di Finanza Regionale e Locale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L’utilizzo dei dati sintetici in sanità è stato il focus di ricerca del gruppo guidato dal Prof. Gastone Castellani che si è posto l’obiettivo di comprendere come questi possano accelerare la produzione di evidenze cliniche e ottimizzare la ricerca sanitaria, garantendo ai pazienti un accesso più rapido e sostenibile alle nuove soluzioni terapeutiche. L’individuazione di possibili leve per migliorare le performance regionali nell’erogazione dei LEA in un’ottica di uniformità su tutto il territorio, invece, è stato il tema affrontato dal team coordinato dai Professori Massimo Bordignon e Gilberto Turati. Il work in progress dello studio condotto dai due gruppi di lavoro è stato condiviso con una advocacy platform, costituita da stakeholder istituzionali, associazioni pazienti e di cittadini, società scientifiche, associazioni di categoria ed esperti del settore, in occasione di momenti di condivisione ospitati dall’ Intergruppo parlamentare Innovazione sostenibile in Sanità, presieduto dai Senatori Francesco Zaffini e Daniele Manca.

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