Un’importante e vasta analisi retrospettiva dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola e dell’Università di Bologna ha rivelato una prevalenza allarmante di fratture vertebrali in pazienti affetti da malattie croniche del fegato, come la cirrosi epatica e l’insufficienza epatica cronica.
Lo studio, il più ampio condotto negli ultimi vent’anni su questo tema, pubblicato su “Internal and Emergency Medicine”, dimostra che quasi la metà dei pazienti in attesa di trapianto di fegato presenta lesioni ossee da fragilità, spesso asintomatiche e quindi non diagnosticate prima della fase pre-trapianto. Questi dati solidi e aggiornati sottolineano l’urgenza di introdurre uno screening sistematico per la fragilità ossea nella gestione clinica di questi pazienti.
Le malattie croniche del fegato culminano spesso nella cirrosi epatica, una condizione irreversibile. Oltre ai noti sintomi, la patologia epatica avanzata aumenta significativamente il rischio di osteoporosi e fratture da fragilità.
Studi precedenti, condotti su campioni ridotti, avevano già evidenziato il problema, ma le attuali condizioni cliniche e i nuovi protocolli terapeutici rendevano i dati obsoleti.
La fragilità ossea è la conseguenza di un complesso intreccio di fattori legati alla patologia epatica: Malnutrizione e Sarcopenia; Squilibri ormonali e Infiammazione cronica; Alterazioni del metabolismo osseo.
Il basso indice di massa corporea è risultato l’unico fattore indipendente fortemente associato al rischio di fratture, confermando il ruolo chiave della malnutrizione.
I ricercatori hanno analizzato retrospettivamente 366 pazienti valutati per il trapianto di fegato tra il 2010 e il 2015, ricercando le fratture vertebrali tramite la revisione sistematica delle radiografie della colonna vertebrale e delle TAC addominali.


