Ossa fragili e trapianto di fegato: c’è un legame nascosto

Un’importante e vasta analisi retrospettiva dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola e dell’Università di Bologna ha rivelato una prevalenza allarmante di fratture vertebrali in pazienti affetti da malattie croniche del fegato, come la cirrosi epatica e l’insufficienza epatica cronica.

Lo studio, il più ampio condotto negli ultimi vent’anni su questo tema, pubblicato su “Internal and Emergency Medicine”, dimostra che quasi la metà dei pazienti in attesa di trapianto di fegato presenta lesioni ossee da fragilità, spesso asintomatiche e quindi non diagnosticate prima della fase pre-trapianto. Questi dati solidi e aggiornati sottolineano l’urgenza di introdurre uno screening sistematico per la fragilità ossea nella gestione clinica di questi pazienti.

Le malattie croniche del fegato culminano spesso nella cirrosi epatica, una condizione irreversibile. Oltre ai noti sintomi, la patologia epatica avanzata aumenta significativamente il rischio di osteoporosi e fratture da fragilità.

Studi precedenti, condotti su campioni ridotti, avevano già evidenziato il problema, ma le attuali condizioni cliniche e i nuovi protocolli terapeutici rendevano i dati obsoleti.

La fragilità ossea è la conseguenza di un complesso intreccio di fattori legati alla patologia epatica: Malnutrizione e Sarcopenia; Squilibri ormonali e Infiammazione cronica; Alterazioni del metabolismo osseo.

Il basso indice di massa corporea è risultato l’unico fattore indipendente fortemente associato al rischio di fratture, confermando il ruolo chiave della malnutrizione.

I ricercatori hanno analizzato retrospettivamente 366 pazienti valutati per il trapianto di fegato tra il 2010 e il 2015, ricercando le fratture vertebrali tramite la revisione sistematica delle radiografie della colonna vertebrale e delle TAC addominali.

I risultati hanno confermato una prevalenza allarmante di fratture da fragilità: il 42,3% dell’intera coorte presentava lesioni ossee al momento del trapianto. La maggioranza di queste fratture erano vertebrali, soprattutto nelle vertebre toraciche, mentre le fratture femorali o in altre sedi periferiche risultavano rare. In molti casi la compromissione era estesa, il 41,3% dei pazienti con fratture presentava lesioni multiple. Un aspetto cruciale è che solo il 13,7% dei pazienti aveva fratture sintomatiche, indicando che la stragrande maggioranza delle lesioni era asintomatica e poteva quindi essere rilevata solo attraverso l’analisi radiologica sistematica.
Guido Zavatta, ricercatore del Sant’Orsola, sottolinea: “Quasi la metà dei pazienti… presenta fratture vertebrali, spesso asintomatiche, evidenziando come la fragilità ossea sia un fattore critico da monitorare già prima del trapianto.”
Alla luce di questi risultati, è fondamentale che la valutazione del metabolismo osseo sia prioritaria nei pazienti con patologia epatica avanzata. Un’attenta valutazione e interventi terapeutici mirati possono ridurre le complicanze e migliorare la gestione clinica, in particolare nel delicato periodo pre- e post-trapianto.
Lo studio, frutto di un ampio sforzo collettivo guidato dal Prof. Uberto Pagotto e dal Dott. Giovanni Vitale, pone le basi per la creazione di programmi di screening sistematico e per un follow-up post-trapianto più efficace.

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