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Ospedale Oglio Po: applicato il pacemaker che imita il battito naturale del cuore

L’équipe di Cardiologia dell’ospedale Oglio Po, guidata da Luigi Moschini, ha applicato una nuova tecnica di impianto del pacemaker su quattro pazienti selezionati.

«È una tecnica adatta per alcune tipologie di pazienti che hanno il cuore compromesso ma non abbastanza da richiedere un intervento più invasivo» – precisa Moschini. In particolare, persone che hanno un disturbo cardiaco specifico di conduzione elettrica, per il quale l’impianto tradizionale non garantirebbe il beneficio desiderato».

Nella partica questa metodica consente di posizionare il pacemaker in una zona del cuore diversa rispetto a quella tradizionale. «Il risultato è quello di ottenere impulsi elettrici in modo più naturale, migliorando così il funzionamento dell’organo» – aggiunge Moschini.

Si tratta di una procedura innovativa e in continua crescita a livello mondiale, adottata da un numero sempre maggiore di centri. «Le procedure eseguite a Casalmaggiore con esito positivo hanno coinvolto quattro pazienti over 70, tre uomini e una donna –aggiunge Moschini. Nel mese di maggio sono già in programma altre due procedure, sempre su pazienti selezionati».

Questa modalità alternativa di posizionamento del pacemaker è particolarmente indicata anche in pazienti che hanno una lieve disfunzione della pompa cardiaca o che sono pacemaker dipendenti – conclude Moschini. Negli interventi fatti sino ad oggi abbiamo potuto accertare un netto beneficio in termini di capacità contrattile del cuore».

«L’impianto tradizionale posiziona il pacemaker nella parte bassa del ventricolo destro del cuore. Un tipo di stimolazione che genera un’attivazione elettrica asimmetrica e porta i due ventricoli a contrarsi in modo non sincronizzato – spiega Giuseppe Pellinghelli, (cardiologo). Di conseguenza, il battito risulta meno efficace e la forza di contrazione si riduce rispetto a un battito normale. Questo fenomeno può rappresentare un limite nei pazienti che presentano alcune caratteristiche cliniche».

«La nuova metodica permette collocare l’impianto di pacemaker in siti alternativi», continua Pellinghelli. In particolare, «per cercare di ottenere un’attivazione elettrica del cuore il più simile a quella naturale, il catetere viene posizionato nel setto interventricolare, per far sì che lo stimolo viaggi verso entrambi i ventricoli in modo simmetrico, migliorando la sincronizzazione dei battiti e la funzionalità del cuore».

«Il cuore funziona come un’automobile. Ha una sorta di centralina che regola il ritmo dei battiti e una rete di fili elettrici che trasportano l’impulso ai ventricoli. Se la centralina si blocca o i fili non funzionano correttamente, il pacemaker entra in azione» – precisa Pellinghelli. Questo piccolo dispositivo monitora costantemente l’attività elettrica del cuore e interviene quando è necessario, per garantire un battito regolare». Oltre a mantenere il cuore in funzione, il pacemaker registra anche una serie di dati che aiutano il cardiologo a controllare lo stato di salute del paziente in modo continuo e preciso.

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