Nuove opzioni di trattamento per i pazienti con colangiocarcinoma

Il “Journal of Hepatology” ha recentemente pubblicato i risultati di un’importante ricerca condotta dai medici dell’Oncologia dell’Aoup, denominata ANITA. Si tratta di uno studio osservazionale che ha valutato la diffusione e l’impatto della caratterizzazione molecolare e del trattamento con farmaci a bersaglio molecolare in pazienti affetti da colangiocarcinoma e trattati dal 2017 in vari centri italiani di riferimento per la patologia.

Lo studio ha evidenziato come, nel corso degli anni, l’esecuzione di analisi genetiche per la ricerca di informazioni circa il profilo molecolare della neoplasia sia aumentata, ma rimangano ancora criticità nella disponibilità di test adeguati al di fuori di studi clinici. Inoltre, all’aumentare della disponibilità di test genetici, non è corrisposto un altrettanto significativo e rapido incremento nell’accesso a farmaci a bersaglio molecolare. I ricercatori di ANITA hanno d’altra parte confermato che proprio l’utilizzo di questi farmaci dimostra un impatto estremamente importante nel migliorare la prognosi di pazienti affetti da tumore delle vie biliari.

“Questi risultati – commenta Lorenzo Fornaro, dirigente medico nell’Unità operativa di Oncologia medica universitaria diretta da Gianluca Masi e ideatore e coordinatore della sperimentazione come membro della Fondazione Gono-Gruppo oncologico nord-ovest – dimostrano come una migliore conoscenza della biologia dei tumori delle vie biliari permetta di accedere a nuove opzioni terapeutiche, alcune delle quali già utilizzabili in pratica clinica. Tuttavia i dati confermano la necessità di implementare percorsi multidisciplinari che includano tutte le figure professionali oggi coinvolte nella gestione di queste malattie così aggressive, al fine di ottimizzare le tecniche di indagine per l’identificazione di alterazioni molecolari bersaglio. Inoltre, quanto emerso da ANITA impone una riflessione tra professionisti, aziende coinvolte, associazioni di pazienti ed enti regolatori per favorire un più esteso e rapido accesso a nuove opzioni di trattamento, appena disponibili dati di efficacia e sicurezza”.

In Aoup, per le neoplasie primitive del fegato è attivo un gruppo multidisciplinare che si riunisce ogni settimana per impostare il trattamento personalizzato nel singolo paziente. A tale gruppo partecipano regolarmente più specialisti dell’azienda, tra i quali chirurghi generali con competenza in ambito di chirurgia e trapianti di fegato, radiologi interventisti, medici nucleari, epatologi e oncologi. “L’approccio multidisciplinare – spiega Gianluca Masi – è indispensabile per garantire a tutti i pazienti il miglior trattamento e massimizzare le possibilità di cura di queste neoplasie, spesso diagnosticate in fase avanzata e comunque caratterizzate da elevati tassi di recidiva dopo la chirurgia”.

“Come dimostrato dallo studio ANITA – proseguono Virginia Genovesi, Francesca Salani e Caterina Vivaldi, coautrici del lavoro – la collaborazione coi diversi specialisti, tra i quali i colleghi del laboratorio di biologia molecolare, ci permette oggi di poter offrire, in casi selezionati, nuovi trattamenti farmacologici, sia nell’ambito degli studi clinici attivi in Aoup sia nella normale routine clinica”.

“L’Aoup si conferma importante centro di riferimento per il trattamento di neoplasie ad elevata complessità – dichiara la direttrice generale Katia Belvedere -. L’intensa attività di ricerca, l’elevatissima casistica nell’attività assistenziale e la collaborazione con importanti istituti italiani ed esteri consente ai pazienti che si rivolgono al nostro  ospedale di poter ricevere i trattamenti più innovativi in una strategia diagnostico-terapeutica integrata fra i diversi specialisti, oggi indispensabile per la presa in carico e la cura di qualunque malattia”.

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