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Novembre mese della salute maschile: le patologie più diffuse e le soluzioni terapeutiche più innovative

Non tutti lo sanno, ma novembre è il mese dedicato alla salute maschile: nel mondo si promuovono iniziative riconducibili a “Movember”, titolo che coniuga le parole “Moustache” e “November”. Nato nel mondo anglosassone, il movimento Movember è stato inserito dal Global Journal fra le più importanti organizzazioni non governative oggi esistenti, conta su milioni di associati e promuove azioni di sensibilizzazione sulle patologie maschili più diffuse come il tumore della prostata, l’ipertrofia prostatica benigna, l’incontinenza urinaria, la disfunzione erettile. Nello stesso tempo, Movember è impegnata a far conoscere le grandi innovazioni che la scienza medica mette oggi a disposizione per superare le malattie e garantire a milioni di uomini una buona qualità di vita.

La qualità della vita dopo l’asportazione di un tumore alla prostata è il tema della Survey “Europa Uomo” condotta in 25 paesi europei su 3.000 uomini di età superiore ai 45 anni. Dalla ricerca è emerso che il 50% degli intervistati ha avuto pesanti effetti collaterali dopo l’intervento, quali disfunzioni sessuali e incontinenza urinaria. Il carcinoma prostatico è spesso asintomatico nella fase iniziale; questo evidenzia come le visite di controllo dall’urologo e le diagnosi precoci come il dosaggio del PSA, l’esame digito-rettale, l’ecografia prostatica e la biopsia sotto guida ecografica rappresentino, tuttora, le migliori armi contro un nemico che ha colpito in Italia oltre 560.000 uomini, con 36.000 nuovi casi nel 2020 – Il tumore alla prostata rappresenta, infatti, la neoplasia più frequentemente diagnosticata negli uomini. Nel corso della vita 1 uomo su 8 potrà avere una diagnosi di neoplasia prostatica. Le opzioni terapeutiche disponibili hanno nel tempo aumentato la propria efficacia tanto è che l’indice delle guarigioni supera il 75% e le stime sui tassi di mortalità per neoplasia prostatica sono decrescenti.

Secondo una recente indagine della European Association of Urology, con interviste a 3.000 uomini e donne europei tra i 20 e i 70 anni, il 17% degli intervistati ha dichiarato di non sapere che cosa sia la disfunzione erettile; il 34% ha fornito risposte errate , il 27% ignora totalmente quali siano le terapie più utilizzate; sempre il 27% ha ammesso di non parlarne né in famiglia né con un medico specialista considerandolo, tuttora, un argomento “tabù”. Eppure, le linee guida EAU 2020 su “Sexual and Reproductive Health” indicano che la disfunzione erettile è una condizione clinica piuttosto comune che può arrivare, secondo gli studi clinici, a una incidenza del 52% negli uomini compresi tra 40 e 70 anni ma che può colpire anche uomini più giovani.

Per trattarla sono disponibili cure farmacologiche, terapie orali (pillole per l’erezione), iniezioni di prostaglandina o papaverina direttamente nel pene. Laddove questi trattamenti risultino inadeguati o in presenza di patologie più gravi, si può ricorrere a soluzioni quali gli impianti di protesi peniene che permettono il pieno ripristino delle funzioni sessuali.

La condizione più frequente che suggerisce l’impianto di una protesi peniena è la difficoltà erettile grave a seguito di una chirurgia radicale per tumore alla prostata senza dimenticare – però – che le Linee Guida europee indicano comunque la protesi peniena come intervento risolutivo anche per chi desideri una soluzione definitiva a un problema di disfunzione erettile, non necessariamente generato da una asportazione chirurgica.

Di incontinenza urinaria, cioè della involontaria perdita di urina, soffrono in Italia oltre 2 milioni di uomini. La sua insorgenza può essere legata all’invecchiamento, a patologie specifiche, a traumi o interventi chirurgici al bacino, oppure a interventi di prostatectomia radicale dovuti a carcinoma prostatico.

L’80% degli uomini degli uomini sottoposti a intervento chirurgico di prostatectomia ne soffre; tali disturbi solitamente si risolvono nell’arco di 12 mesi, tuttavia nel 5-10% dei casi persistono, anche a distanza di un anno. È una patologia invalidante che genera forte perdita di autostima, compromette la vita quotidiana e ha impatti pesantissimi sui rapporti di coppia, il lavoro, la mobilità, le relazioni sociali.

Nonostante la rilevanza e le dimensioni, il problema è ampiamente sottovalutato sia dai medici, sia dal Sistema Sanitario, la cui risposta è inadeguata in termini di assistenza e di riscontri economici. Le soluzioni maggiormente adottate prevedono, tuttora, la fornitura di dispositivi per assorbenza e i trattamenti farmacologici. Le opzioni terapeutiche più avanzate sono oggi basate su impianti di dispositivi minimamente invasivi ma di comprovata efficacia, come gli sfinteri urinari artificiali, impianti che le linee guida EAU indicano come prima soluzione terapeutica per i pazienti incontinenti a seguito di prostatectomia radicale. 

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